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Il governo spagnolo concede la grazia ai separatisti catalani condannati per il referendum del 2017

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Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez durante la conferenza a Barcellona in cui ha annunciato la grazia ai separatisti catalani condannati in via definitiva al carcere, il 21 giugno 2021. Credit: EPA/Toni Albir

Il governo spagnolo concede la grazia ai separatisti catalani condannati per il referendum del 2017

I leader indipendentisti catalani condannati dopo il tentativo di secessione del 2017 presto potranno uscire dal carcere grazie a un indulto concesso oggi dal governo spagnolo. La decisione era già stata annunciata ieri dal primo ministro Pedro Sánchez durante una conferenza a Barcellona.

“Con questa azione, facciamo uscire materialmente nove persone dal carcere, ma aggiungiamo simbolicamente milioni e milioni di persone alla convivenza”, ha detto ieri Sánchez al Gran Teatre del Liceu, durante una conferenza in cui ha illustrato la sua visione per il futuro della regione. All’incontro erano presenti diverse centinaia di rappresentanti della società civile ma nessuna figura di primo piano del movimento indipendentista, che fuori dal prestigioso teatro dell’opera di Barcellona ha manifestato contro il primo ministro socialista chiedendo invece un’amnistia.

Anche se l’indulto si limiterà a scagionare gli i separatisti, senza mettere in discussione la sentenza di condanna della Corte suprema spagnola del 2019, nelle intenzioni di Sánchez la decisione favorirà una riconciliazione tra lo stato centrale e la Catalogna, a un mese dall’insediamento della nuova amministrazione regionale catalana. “La motivazione principale dell’indulto è la sua utilità per la convivenza”, ha affermato Sánchez. “Potremmo tornare ai rimproveri, rimanere bloccati sui problemi. Oppure dedicare il nostro tempo e le nostre energie a risolvere il problema e scommettere sulla concordia”, ha aggiunto.

La concessione dell’indulto è stata fortemente contestata dall’opposizione, che nelle scorse settimane hanno tenuto una protesta a Madrid riunendo partiti centristi e di estrema destra. Secondo l’opposizione, Sánchez avrebbe ceduto alle pressioni dei separatisti in cambio del sostegno dei parlamentari catalani. “Sánchez non sta cercando di risolvere un problema nazionale”, ha detto ieri Pablo Casado, leader dell’opposizione presidente del Partito Popolare. “Sta distruggendo le fondamenta della nostra democrazia, smantellando sistematicamente lo stato”.

Oggi i tre partiti di opposizione del Partito Popolare (centrodestra), Ciudadanos (liberali) e Vox (estrema destra) hanno annunciato che promuoveranno avanti azioni legali per bloccare l’iniziativa del governo. Secondo quanto riportato dal quotidiano El País, il governo ritiene però di aver preparato dei decreti d’indulto inattaccabili dal punto di vista legale.

Nel 2019 la Corte suprema ha condannato 12 leader separatisti per sedizione, malversazione e altri reati, nove quali al carcere, con pene dai 9 ai 13 anni di reclusione. Tra questi anche l’ex vicepresidente regionale catalano Oriol Junqueras, del partito Esquerra Republicana, salito al governo della regione alle elezioni amministrative dello scorso febbraio che per la prima volta hanno dato la maggioranza ai partiti indipendentisti. Due anni prima avevano organizzato un referendum considerato illegale per la secessione della Catalogna, dichiarando poi l’indipendenza della regione nordorientale spagnola il 27 ottobre 2017.

Secondo un sondaggio, circa il 60 percento degli spagnoli si è detto contrario all’indulto, a cui si oppone la metà circa di chi ha scelto di votare il partito socialista di Sánchez alle scorse elezioni. In Catalogna invece, la decisione di concedere la grazia ha riscosso un consenso trasversale nei sondaggi ed è sostenuta dalla Chiesa e dalle associazioni imprenditoriali ma non dagli indipendentisti al governo della regione.

Il presidente catalano Pere Aragonès, di Esquerra Republicana, ha definito “insufficiente e incompleta” la decisione di concedere l’indulto, chiedendo invece un’amnistia nei confronti dei secessionisti e un referendum sull’indipendenza.

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