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Gli scrittori iraniani contro la censura

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Un gruppo di intellettuali iraniani scrive una lettera al governo, chiedendo la fine della censura sulle loro opere

Gli scrittori iraniani contro la censura

The Post Internazionale in collaborazione con Radio Free Europe/Radio Liberty – Oltre 100 scrittori, poeti e traduttori iraniani hanno chiesto la fine della censura sulla pubblicazione dei libri. La richiesta è stata avanzata attraverso una lettera aperta pubblicata il 2 dicembre sul sito Pendar, dove si auspica la fine dell’obbligo per gli scrittori di ottenere l’approvazione dal Ministero della Cultura prima di pubblicare una loro opera,.

S&D

Secondo gli scrittori e gli editori, che sostengono che nel corso degli ultimi anni la censura sia aumentata nella Repubblica Islamica, l’autorizzazione necessaria è estremamente difficile da ottenere. Il gruppo di intellettuali, alcuni residenti all’estero e altri in Iran, comprende l’importante poeta Simin Behbahani e lo scrittore Mohammad Ghaed.

Nella lettera scrivono che “Alle soglie del 21esimo secolo, l’Iran è uno dei pochissimi Paesi al mondo dove gli autori devono richiedere una licenza allo Stato per poter pubblicare i loro libri, anche se quest’obbligo non è previsto dalla Costituzione”. Secondo loro la censura sempre più dilagante in Iran ha portato a una diminuzione del numero di libri pubblicati. Lo scritto prosegue affermando che “in questo modo il governo prende in ostaggio la libertà di espressione, la creatività e la vita degli scrittori, con lo scopo di imporre agli autori le idee del governo stesso”.

Lo scrittore e poeta Farkhondeh Hajizadeh, uno dei firmatari, ha raccontato al corrispondente di Radio Rfe/Rl Radio Farda Mohammad Zarghami che la situazione ha portato gli scrittori e gli editori ad autocensurarsi: “Attualmente gli editori si sono trasformati in censori perché se i loro libri presentano dei problemi, questo potrebbe avere dei risvolti molto negativi per loro. Soltanto due pagine del mio ultimo libro hanno ottenuto la licenza per la pubblicazione. Siamo diventati tutti dei censori in un mondo dove niente rimane segreto. Coloro che censurano non hanno alcuna indulgenza nei confronti dei libri. Vale la pena notare che, fortunatamente, alcuni censori sono diventati scrittori”.

Negli ultimi anni sono nettamente aumentate le voci sulla crescente pressione nei confronti degli scrittori e degli editori indipendenti, che vengono regolarmente accusati di essere dei sovversivi e di servire ‘la guerra sottile’ che l’Iran crede che i suoi nemici abbiano avviato con lo scopo di deporre il regime islamico.

È credibile pensare che la richiesta di cessazione della censura sui libri fatta alle autorità iraniane cadrà nel vuoto, in quanto il governo appoggia apertamente tale atteggiamento. Il ministro della Cultura Mohammad Hosseini ha affermato che censurare i libri non è un ostacolo, ma una necessità. Il Leader Supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, si è espresso contro quei libri che “nascondono temi politici”. “Non tutti i libri sono necessariamente buoni e non tutti sono innocui. Alcuni libri sono nocivi”, ha dichiarato nel 2011.

Khamenei ha aggiunto che coloro che occupano ruoli di responsabilità nell’industria letteraria non dovrebbero permettere ai ‘libri nocivi’ di entrare nel mercato nazionale.

Dal blog di Golnaz Esfandiari per The Post Internazionale
Traduzione di Federica Flisio
Questo articolo è stato pubblicato per gentile concessione di Radio Free Europe/Radio Liberty

 

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