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La nuova Germania di Olaf Scholz: lotta alla crisi climatica, salario minimo e cannabis legalizzata

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Da sinistra: i due co-presidenti dei Verdi Annalena Baerbock e Robert Habeck, il futuro cancelliere tedesco Olaf Scholz, del Partito socialdemocratico di Germania (Spd), il presidente del Partito liberaldemocratico (Fdp) Christian Lindner e il segretario generale del Fdp Volker Wissing. Credit: EPA/CLEMENS BILAN

“La più grande modernizzazione industriale della Germania da più di 100 anni”. È la promessa del futuro cancelliere tedesco Olaf Schlolz, che dalla seconda settimana di dicembre guiderà il primo governo dell’era post-Merkel.

Il leader socialdemocratico ieri ha presentato l’accordo raggiunto con gli altri due partiti della cosiddetta coalizione “semaforo”, i Verdi e il Partito liberaldemocratico (Fpd), dopo aver condotto il suo Partito socialdemocratico di Germania alla prima vittoria elettorale negli ultimi 19 anni.

Secondo Scholz, con il nuovo governo arriveranno forti investimenti per rendere il paese “pioniere nella difesa del clima” e anche “mantenere lo status della Germania come leader mondiale”.

Un “cambio di paradigma” lo ha definito Annalena Baerbock, uno dei due leader dei Verdi, che nel nuovo governo ricoprirà l’incarico di ministro degli Esteri.

Oltre a un “massiccio” programma di investimenti pubblici per affrontare la crisi climatica e migliorare le infrastrutture, la “Ampelkoalition” ha anche annunciato un forte aumento del salario minimo, un impegno a mantenere le pensioni stabili (senza aumenti all’età pensionabile o riduzioni degli assegni) e limiti più stringenti agli affitti, con la promessa di far costruire 400.000 case all’anno.

Tra i punti principali del programma c’è anche la promessa di legalizzare la cannabis per gli adulti, ridurre l’età minima per votare a 16 anni e riconoscere alle persone transgender il diritto di dichiarare il proprio genere.

L’accordo prevede inoltre la rimozione del concetto di “razza” dalla costituzione tedesca e l’apertura alla doppia cittadinanza, con la possibilità per gli immigrati di poter chiedere di diventare cittadini tedeschi dopo non più di cinque anni di residenza.

Al centro dell’azione di governo ci sarà la lotta ai cambiamenti climatici, con la promessa di portare le energie rinnovabilli all’80 percento della produzione energetica totale entro il 2030, un obiettivo precedentemente fissato dal paese al 65 percento. La coalizione ha anche previsto “idealmente” l’uscita dal carbone entro il 2030, rispetto al 2038 fissato in precedenza e si è data l’obiettivo di portare 15 milioni di auto elettriche sulle auto tedesche entro il 2030. A guidare gli sforzi della coalizione sarà un nuovo ministero dell’Economia e della protezione del clima, destinato ai Verdi.

Promesse rese ancora più ambiziose dall’annuncio della reintroduzione nel 2023 del cosiddetto “freno sul debito”, un limite inserito nella costituzione alla possibilità di contrarre nuovi prestiti, sospeso per far fronte alla crisi pandemica. Una concessione ai liberali dell’Fdp, il cui leader Christian Lindner si è aggiudicato l’ambito incarico di ministro delle Finanze, dopo aver annunciato in campagna elettorale che non avrebbe fatto parte di alcuna coalizione che avesse tentato di intervenire sul “freno” e di aumentare le tasse.

Per finanziare il proprio oneroso programma di governo, la coalizione intende in primo luogo posticipare di cinque anni, dal 2023 al 2028, il rimborso del debito contratto per combattere la pandemia di nuovo coronavirus, allungandone la scadenza di un altro decennio, fino al 2058. Secondo quanto riporta Reuters, questo intervento genererà risorse aggiuntive per 2 miliardi di euro all’anno dal 2023 e quasi 10 miliardi di euro all’anno dal 2026 in poi.

Inoltre la coalizione si è accordata per erogare finanziamenti aggiuntivi al Fondo per il clima e la trasformazione (Ekf) nel 2021 e nel 2022, quando sarà ancora in vigore la sospensione del “freno”, per poi spendere i fondi negli anni successivi. “L’obiettivo è combattere le conseguenze della pandemia di coronavirus e i rischi simultanei per la ripresa dell’economia e delle finanze pubbliche causati dalla crisi climatica globale”, hanno affermato i tre partiti.

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