Gaza: quasi 180 palestinesi hanno lasciato la Striscia in una settimana attraverso il valico di Rafah con l’Egitto
Israele consente il passaggio di un massimo di 50 residenti al giorno. Ma dal 2 febbraio poco più della metà hanno avuto il permesso
Almeno 179 persone hanno lasciato la Striscia di Gaza dalla limitata riapertura del valico di Rafah al confine con l’Egitto, avvenuta il 2 febbraio scorso.
La riapertura del valico di Rafah
La ripresa del transito alla frontiera egiziana, chiusa da Israele dal maggio 2024, è parte integrante del piano per Gaza del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Tel Aviv consente il passaggio, sotto la supervisione della missione europea Eubam e delle autorità egiziane, di un massimo di 50 residenti palestinesi al giorno, esclusi il venerdì e il sabato, con non più di due accompagnatori ciascuno e soltanto a piedi.
Tra lunedì 2 e giovedì 5 febbraio, secondo i dati dell’ufficio stampa del governo della Striscia controllato da Hamas, almeno 135 persone, per lo più pazienti con i loro accompagnatori, sono state autorizzate da Israele a lasciare la Striscia di Gaza attraverso Rafah, mentre altre 88 sono tornate dall’Egitto prima che il valico venisse chiuso per il fine settimana nelle giornate di venerdì 6 e sabato 7. Ieri poi, domenica 8 febbraio, il valico di frontiera ha registrato 44 persone in uscita, compresi 19 malati con i loro accompagnatori.
“I dati ufficiali sugli attraversamenti del valico di frontiera di Rafah tra lunedì 2 e giovedì 5 febbraio mostrano una forte restrizione degli spostamenti”, ha dichiarato all’agenzia di stampa francese Afp il capo dell’ufficio stampa del governo di Gaza, Ismail al-Thawabteh. “L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) conta almeno 18.500 persone in attesa di un’evacuazione medica urgente da Gaza”, aveva detto a TPI la presidente di Medici senza Frontiere Italia, Monica Minardi. “Purtroppo, da luglio 2024 a fine novembre 2025, quasi 1.100 persone presenti in questa lista sono morte e parliamo di decessi totalmente evitabili”.
La crisi sanitaria a Gaza
Da mesi le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie internazionali attive nella Striscia chiedono la riapertura completa del confine con l’Egitto, prevista nell’ambito del piano del presidente Trump, per consentire l’afflusso di aiuti umanitari. “Gli ospedali ancora funzionanti nella Striscia di Gaza, che faticano a mantenere i servizi, sono diventati semplici sale d’attesa per migliaia di pazienti e feriti che affrontano un destino incerto”, ha denunciato in una nota il ministero della Salute del governo della Striscia controllato da Hamas. “Le scorte di medicinali e materiale medico sono pari a zero e hanno reso i più semplici antidolorifici un lusso irraggiungibile per coloro che ogni minuto rischiano la morte. Il 46% dei farmaci essenziali è esaurito, il 66% delle forniture mediche è esaurito e l’84% delle scorte di laboratorio e delle banche del sangue è esaurito. I servizi di oncologia, ematologia, chirurgia, terapia intensiva e assistenza di primo soccorso sono tra i più gravemente colpiti dalla crisi”, continua il comunicato. “Le limitate quantità di farmaci che raggiungono gli ospedali della Striscia di Gaza sono insufficienti a soddisfare le effettive esigenze di assistenza sanitaria continuativa”.