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In Brasile 3 milioni in piazza per i diritti LGBT: usciamo da Facebook e impariamo da loro

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 25 Giu. 2019 alle 13:52 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:23
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Credit: AFP

In Brasile, tra gli altri problemi, hanno un presidente che fin dalla campagna elettorale non ha nascosto la sua omofobia. Anzi, Bolsonaro l’ha sventolata fiero (sì, esattamente come succede qui da noi) rivendicando un amore normale e degli amori anormali ovviamente secondo il suo soggettivo giudizio.

Del resto è stato proprio il capo di Stato a rivolgere commenti sgradevoli contro Jean Willys, il primo deputato gay eletto nel Paese sudamericano che ha dovuto autoesiliarsi in Germania per sfuggire alla paura.

Eppure in Brasile la battaglia l’hanno presa così tremendamente sul serio che circa tre milioni di persone (tre milioni di persone, eh) hanno riempito ieri le piazze per il Pride di San Paolo. Un fiume di persone che ha inondato la città, segnando probabilmente il Pride più partecipato di sempre, come risposta alla grettezza di Bolsonaro.

E la lezione è tutta qui: quando si toccano i diritti ci sono due cose da fare e da sperare: avere una rappresentanza politica che li difenda fino allo stremo e avere le persone che escano dai social, dalle proprie abitazioni, dai propri ristretti piccoli cortili e manifestino manifestandosi, essendoci di persona, mostrando la faccia e consumando le scarpe, si facciano presenza fisica per le strade dimostrando fisicamente la dissidenza farsi corteo.

La lezione del Brasile ci insegna che i diritti sono quasi sempre quelli degli altri ma vanno difesi come se fossero nostri perché la loro erosione può non interessarci nella fase iniziale ma inevitabilmente finirà per toccare anche noi.

E quella piazza piena cozza con la sedentarietà e con l’ozio di chi, qui in Italia, ha dimenticato il potere della piazza e ancora crede che bastino un paio di tweet solidali per cambiare il mondo.

Come sarebbe bello vedere le piazze piene di gente che manifesta per un diritto qualsiasi, senza preoccuparsi di poterne trarre vantaggio personale ma semplicemente come difesa di un principio che meriti di essere tutelato.

Come servirebbe, proprio di questo tempi, riempire le piazze per rivendicare ciò che scriviamo su Facebook. Come sarebbe da essere brasiliani per sfidare, con lo sguardo dritto sfilando per strada, chi sottrae i diritti che giorno dopo giorno anche qui da noi vengono messi in discussione per provare a sgretolarli senza sapere che i diritti sono come l’aria e ci si accorge di loro solo quando cominciano a mancare.

Il Brasile dà lezione di democrazia, forse sarebbe il caso di farci caso e di impararla. Opposizione compresa.

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