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Cosa significherà la fusione delle borse di Londra e Francoforte

Maurizio Carta per TPI ha intervistato il professore Emanuele Canegrati, fellow della Liechtenstein Academy Foundation, sulla fusione delle due importanti borse europee

Di TPI
Pubblicato il 25 Set. 2016 alle 10:15 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:18
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Immagine di copertina

A partire dal 2017 le due borse azionarie di Londra e Francoforte formeranno un unico gruppo, un’imponente operazione che cambierà gli equilibri nel “risiko” della finanza mondiale.

Sono stati intensissimi i colloqui tra Francoforte e Paternoster Square, sede del London Stock Exchange. Negli ultimi anni il matrimonio finanziario è stato tentato diverse volte. Questa è stata la volta buona.

Il mercato inglese, fondato nel lontano 1801, è una piazza di tutto rispetto: è terzo nel mondo come valore di mercato, dietro solo ai due giganti statunitensi, ma con ampissimi margini di crescita. In Europa è la prima scelta quando un’azienda decide di quotarsi sul mercato finanziario, prova ne sia il fatto che lo scorso anno l’attività londinese ha coperto il 72 per cento delle procedure IPO (Initial public offer), secondo i numeri forniti dall’autorevole Financial Times. È inoltre importante sottolineare che Londra già controlla dal 2007 un’altra importante piazza finanziaria, La Borsa valori di Milano, che detiene per il 100 per cento.

Un’autorevole parere è senz’altro quello del professore Emanuele Canegrati attualmente fellow della Liechtenstein Academy Foundation e analista per il broker londinese BlackPearlFX. Ha un dottorato di ricerca in economia all’università Cattolica di Milano ed è stato Visiting Research alla London School of Economics e al Luxembourg Income Study Office. 

Professore, perché secondo lei si è arrivati alla fusione?

L’operazione di fusione vuole essere fatta per creare un nuovo player di caratura internazionale in grado di competere efficacemente in mercati finanziari sempre più globali. Grazie all’operazione di fusione si creeranno sinergie stimate per 450 milioni di euro, per effetto dei risparmi generati dall’operazione stessa, in primis quelli legati al taglio della forza lavoro (si parla di 1.250 licenziamenti), in particolare nel settore dell’Information technology. Ad oggi, il mercato delle Borse europee si presenta ancora troppo frammentato e localistico. Da qui l’esigenza di unire le forze in modo da lanciare la sfida a Wall Street.

Perchè la Ue potrebbe ostacolare la manovra?

Non è la prima volta che la Commissione Europea si inserisce nelle operazioni di integrazione tra player di borsa. Lo fece già una volta, quando bloccò la fusione tra Nyse Euronext e Deutsche Boerse per evitare che il nuovo gruppo avesse un quasi-monopolio nel mercato dei derivati. La lotta al monopolio, di qualsiasi tipo, è da sempre uno degli obiettivi principali dell’Unione europea. Questa volta però, questo rischio non esiste perché le borse di Francoforte e Londra sono specializzate in strumenti finanziari differenti. 

Cosa si sta creando e quali sono gli svantaggi e i vantaggi?

Con la fusione tra le due borse si verrebbe a creare il terzo gruppo finanziario del settore per capitalizzazione (27 miliardi di euro) a livello mondiale, dopo le americane CME Group e Intercontinental Exchange. Il vantaggio è un evidente rafforzamento dell’Europa sullo scacchiere finanziario internazionale, dal momento che il nuovo gruppo sorpasserebbe Hong Kong e quindi la Cina. Lo svantaggio è quello di un allontanamento dei paesi “periferici”, tra i quali l’Italia, dal baricentro decisionale, che sarebbe ovviamente più appannaggio della Germania. 

A cura di Maurizio Carta da Londra

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