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Filippine, viola il coprifuoco e la polizia lo punisce con 300 squat: muore a 28 anni

Di Giulio Alibrandi
Pubblicato il 7 Apr. 2021 alle 11:56
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Immagine di copertina
Un posto di blocco a Manila, Filippine. Credit: EPA/FRANCIS R. MALASIG/ANSA

Filippine, viola il coprifuoco e la polizia lo punisce con 300 squat: muore a 28 anni

Nelle Filippine un uomo di 28 anni è morto dopo essere stato costretto dalle forze dell’ordine a fare 300 squat per aver violato le restrizioni contro Covid-19. Secondo quanto riportato dalla stampa filippina, Darren Manaog Penaredondo è stato fermato a General Trias, città della provincia di Cavite nei pressi della capitale Manila, lo scorso giovedì 1° aprile per aver violato il coprifuoco imposto dalle 18 alle 5 di mattina, mentre si recava in un negozio per acquistare acqua. I suoi familiari hanno dichiarato che la polizia ha chiesto a Penaredondo e ad altre persone fermate con lui di fare 100 squat, da ripetere nel caso non fossero riusciti a farli in maniera sincronizzata. È rientrato alle 8 della mattina successiva dopo averne fatti 300, accompagnato da un’altra delle persone con cui era stato fermato.

Secondo la compagna, Reichelyn Balce, non riusciva a camminare e ad alzarsi e le avrebbe riferito di essere caduto più volte durante la punizione. Dopo qualche ora ha iniziato ad avere le convulsioni e ha perso conoscenza, per poi morire poco dopo essere stato rianimato.

Nei giorni successivi, il caso è stato rilanciato da attivisti locali come la Lega degli studenti filippini dell’Università delle Filippine a Los Banos e l’organizzazione umanitaria Karapatan, che ha chiesto alle autorità di aprire immediatamente un’indagine.

Il 5 aprile il sindaco di General Trias, Antonio Ferrer ha dichiarato in una nota di aver chiesto al capo della polizia di indagare sul caso, esprimendo le proprie condoglianze alla famiglia di Penaredondo e garantendo che la situazione sarà chiarita in tempo.

Il capo della polizia di General Trias, Marlo Nillo Solero, ha smentito al sito locale Rappler che i trasgressori del coprifuoco siano costretti a fare esercizi, affermando che invece vengono solo redarguiti.

Secondo Human Rights Watch, il governo filippino ha sfruttato le restrizioni imposte nel corso del 2020 per ampliare la brutale “guerra alla droga”, costata la vita a decine di migliaia di persone sospettate di reati associati al traffico di stupefacenti da quando Rodrigo Duterte si è insediato nel 2016. L’organizzazione con sede a New York afferma che le uccisioni nell’ambito della guerra sono aumentate del 50 percento nei primi mesi della pandemia, in cui HRW ha denunciato diversi abusi da parte delle autorità filippine nel far rispettare le misure di contenimento di Covid-19, citando casi di persone rinchiuse in gabbie per cani e costrette a stare sedute al sole. Il governo filippino ha dichiarato che le forze dell’ordine sono autorizzate a compiere arresti per violazioni del coprifuoco e delle restrizioni anche in assenza di resistenza da parte dei fermati.

“I miei ordini alla polizia e ai militari, nonché ai funzionari dei villaggi, se ci sono problemi o occasioni in cui c’è violenza e le vostre vite sono in pericolo, sparategli a morte”, ha dichiarato l’anno scorso Duterte, chiedendo ai cittadini di rispettare le misure restrittive.

Lo scorso lunedì 5 aprile, il governo filippino ha prolungato il lockdown nazionale di un’altra settimana a seguito dell’aumento dei ricoveri per Covid-19 in molti ospedali della capitale e delle regioni periferiche. Dall’inizio della pandemia nel paese sono stati rilevati più di 795mila casi a fronte di 13.425 decessi, il bilancio peggiore nel Sudest asiatico dopo l’Indonesia.

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