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Israele, eletto in parlamento leader dell’estrema destra che vuole espellere i palestinesi

Di Giulio Alibrandi
Pubblicato il 24 Mar. 2021 alle 13:18 Aggiornato il 24 Mar. 2021 alle 16:27
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Immagine di copertina
Ben Gvir, leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit. Credit: ANSA

Uno dei vincitori delle elezioni tenute ieri in Israele per la quarta volta negli ultimi due anni, potrebbe essere stato Itamar Ben Gvir, seguace di un movimento estremista di destra messo al bando per razzismo e oggi parte della coalizione che sostiene il primo ministro Benjamin Netanyahu. Se saranno confermati i risultati emersi finora, con quasi il 90 percento delle schede scrutinate, il leader del partito Otzma Yehudit (Forza ebraica) entrerà in parlamento con uno dei 6 seggi che spetterebbero all’alleanza Sionismo religioso, formata prima delle elezioni con altri piccoli partiti della destra religiosa sulla spinta dello stesso Netanyahu.

Durante le scorse campagne elettorali, Ben Gvir si è distinto per proposte che includono la promozione dell’emigrazione dei non ebrei da Israele e l’espulsione di palestinesi e cittadini arabo israeliani che non accettino uno status subordinato nello Stato ebraico, che secondo lui si dovrebbe estendere fino a coprire la Cisgiordania, oltre all’associazione con il rabbino estremista Meir Kahane, condannato per terrorismo.

Nato a New York nel 1932, Kahane si è trasferito in Israele negli anni ’70 essere stato condannato negli Stati Uniti per un tentativo di attentato all’ambasciata sovietica. Nel 1984 è entrato alla Knesset alla guida del partito Kach, messo al bando dalla Corte suprema nel 1988 per razzismo. Due anni dopo è stato assassinato a New York da un cittadino statunitense di origine egiziana.

Nell’unico mandato in cui Kahane è stato presente in parlamento, molti colleghi, tra cui il primo ministro del Likud Yitzhak Shamir, erano soliti abbandonare l’aula durante i suoi interventi.

Il 44enne Ben Gvir, nato da una famiglia laica nei pressi di Gerusalemme, è entrato a far parte di Kach da adolescente. Nel 1995, poche settimane prima dell’assassinio Yitzhak Rabin, era diventato noto per aver mostrato alla telecamera durante un’intervista un pezzo dell’auto del primo ministro israeliano e Nobel per la pace, promettendo che, dopo essere arrivati alla macchina, “arriveremo anche a Rabin”.

In occasione delle elezioni dell’anno scorso aveva fatto scalpore anche tra potenziali alleati della destra la scelta di tenere in casa una foto di Baruch Goldstein, un altro seguace di Kahane che nel 1994 uccise 29 palestinesi in quello che divenne noto come massacro di Hebron.

Anche durante la scorsa campagna elettorale diversi membri del Likud hanno tenuto a rimarcare le differenze con Otzma Yehudit, arrivando anche a definire il suo leader razzista, mentre Netanyahu ha promesso che a Ben Gvir non spetterà un posto da ministro nel suo governo.

Lo stesso Ben Gvir ha tentato di prendere le distanze dal suo passato, affermando in un’intervista che Otzma Yehudit non segue “parola per parola” le posizioni di Kahane e di non essere a favore di cavalli di battaglia del rabbino ucciso nel 1990, come la separazione delle spiagge tra ebrei e non ebrei.

Diversamente nel 2018, intervenendo a un evento per commemorare l’anniversario della morte di Kahane, Ben Gvir aveva dichiarato la messa al bando di Kach era fallita dato il suo successo riscosso dal suo partito e da altri seguaci, come Michael Ben Ari, primo a essere stato eletto alla Knesset dal 2009 al 2013 ma escluso dalla coalizione che sosteneva Netanyahu. Nel 2019 la Corte suprema ha escluso la candidatura di Ben-Ari per le sue prese di posizione razziste sui cittadini arabo israeliani.

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