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Cosa sta succedendo in Ecuador

Il paese dell'America latina travolto da proteste e manifestazioni degli indigeni contro il presidente Lenin Moreno

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 11 Ott. 2019 alle 16:27 Aggiornato il 14 Ott. 2019 alle 14:09
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Cosa sta succedendo in Ecuador: tutte le ultime notizie

Nella prima metà del mese di ottobre del 2019 in Ecuador è scoppiato l’inferno. Il paese dell’America latina che si affaccia sull’Oceano Pacifico è stato sconvolto da proteste e scioperi. Il presidente della Repubblica Lenin Moreno ha dichiarato lo stato di emergenza e ha comandato alle forze dell’ordine di intervenire, anche con la forza, per reprimere le manifestazioni iniziate il 3 ottobre. Il bilancio è stato pesantissimo: cinque morti e centinaia di feriti e quasi mille persone arrestate, nonché gravi pregiudizi per l’economia del Paese. Poi, nella notte tra il 13 e il 14 ottobre, l’accordo tra il governo del Paese e gli indigeni. Ma cosa sta succedendo in Ecuador? E perché gli indigeni hanno protestato contro il presidente Lenin Moreno. Di seguito un riassunto e tutte le ultime notizie.

Ecuador, cosa sta succedendo | Moreno annuncia misure di austerità

Il 1 ottobre 2019 l’Ecuador ha annunciato il suo addio all’Opec. Il Paese lascerà il cartello dei paesi produttori di petrolio a partire dal gennaio 2020. La decisione è legata alla volontà dell’Ecuador di cercare di aumentare i ricavi dalle vendite di petrolio.

Il giorno dopo, il presidente Lenin Moreno ha annunciato anche un pacchetto di misure economiche per ridurre la spesa pubblica, riattivare il settore produttivo e generare fonti di occupazione.

La principale decisione del governo è stata l’azzeramento dei sussidi per il carburante, con un risparmio previsto di 1,3 miliardi di dollari. “Nel continente, l’unico paese che ha questo sussidio è il Venezuela. E non è l’esempio migliore da seguire”, ha affermato Moreno in un discorso in tv.

La preoccupazione principale della popolazione è che dopo aver introdotto il pacchetto che liberalizza il prezzo del gasolio e della benzina, il prezzo di tutti i prodotti, dei trasporti di merci e passeggeri e il costo della vita sia destinato a crescere.

Una iniziativa, quella di Morno, che ha generato forti critiche da parte delle forze di opposizione. Immediata anche la reazione del movimento ‘Revolución Ciudadana’ guidato dall’ex presidente Rafael Correa, residente in Belgio. Via Twitter uno dei coordinatori, Virgilio Hernandez, ha sostenuto che “bisogna lasciare a Lenin una sola alternativa: ritira la stangata o cade il governo!”.

Tra l’altro, per ridurre la massa salariale del settore pubblico, il presidente ecuadoriano ha annunciato che i contratti a termine saranno rinnovati con il 20 per cento in meno di remunerazione.

Ecuador, cosa sta succedendo | Iniziano le proteste e Moreno chiede lo stato di emergenza

Il giorno dopo l’annuncio del piano per l’austerità, i sindacati dei trasporti, le organizzazioni studentesche e gruppi di militanti politici di opposizione, soprattutto legati all’ ex presidente Correa, hanno partecipato nella capitale Quito e in altre principali città ecuadoriane ad uno sciopero nazionale.

Allo sciopero ha dato la propria adesione anche la Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (Conaie). Anche il Parlamento del lavoro ecuadoriano, organizzazione sindacale vicina all’ex presidente Moreno, ha invitato gli aderenti a scendere in piazza.

La mobilitazione ha determinato una paralisi dei trasporti pubblici e privati ecuadoriani. Fermi pure i taxi e a fine mattinata la situazione era molto tesa nella capitale, dove i dimostranti hanno cercato di raggiungere il palazzo presidenziale di Carondolet. Ma sono stati bloccati dalla polizia prima di raggiungere l’obiettivo.

Il presidente dell’Ecuador Lenin Moreno ha dichiarato quindi lo “stato di emergenza”, per tentare di arginare la dilagante protesta popolare.

Il capo dello Stato ha precisato che resterà in vigore “per 60 giorni”, aggiungendo che però con i manifestanti c’è “una apertura al dialogo”. Ha precisato però che non si permetterà che il Paese sia gettato nel caos.

Il ministro dell’Interno, María Paula Romo, ha aggiunto che, in caso di necessità, lo stato di emergenza verrà anche prorogato. Inoltre, ha escluso che il Decreto 883 che prevede l’aumento del costo del carburante possa essere modificato.

Ecuador, cosa sta succedendo | Le proteste: giallo sul numero dei morti

Intanto, nel paese si cominciano a contare i morti. Un giovane, Raúl Chilpe, è stata la prima vittima delle proteste in Ecuador contro le misure di austerità governative. Domenica 6 ottobre 2019 è stato travolto da un’auto a un blocco stradale realizzato da indigeni, con legname e pietre, lungo la statale Cuenca-Molleturo-El Enpalme, nel sud del Paese.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

La seconda vittima, deceduta due giorni dopo, l’8 ottobre, è un giovane ecuadoriano, Marco Oto di 26 anni, morto dopo essere caduto da un ponte dove sono avvenuti scontri con la polizia a Quito. Il giovane era residente della zona e stava recandosi dalla madre quando è rimasto intrappolato nello scontro fra dimostranti e polizia.

In seguito, si è aperta una guerra di cifre sul numero dei morti. La ‘Defensoria del Pueblo’ ha diffuso un comunicato per annunciare la morte di Inocencio Tucumbi, leader della Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (Conaie) e di altre quattro persone.

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Da parte sua, il segretario generale della presidenza, Augusto Briones, ha negato tale bilancio di vittime, sostenendo che le vittime sono soltanto due: un giovane travolto da un Suv all’inizio delle proteste, ed un altro caduto da un ponte a Quito.

Ecuador, cosa sta succedendo | Gli arrestati e i “catturati”

Centinaia gli arrestati e i “catturati“. La Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (Conaie) ha consegnato ad una delegazione dell’Onu dieci agenti di polizia catturati.

Prima però i poliziotti erano stati portati lungo alcune strade del centro storico, in mezzo a un corteo affollato nel quale sventolavano bandiere sia ecuadoriane, sia indigene (whipala arcobaleno) e in cui venivano gridati slogan del tipo: ‘Il popolo unito non sarà mai vinto!’.

Un giudice, invece, ha ordinato la prigione preventiva per il deputato Yoffre Poma e per altre otto persone per il crimine di interruzione di pubblico servizio.

I coinvolti sono stati arrestati nella città di Nueva Loja, nella provincia di Sucumbíos. Stavano partecipando a una manifestazione contro il governo, durante la quale sono entrati in un impianto della compagnia petrolifera ecuadoriana Petroamazonas.

Ecuador, cosa sta succedendo | Moreno sposta il governo da Quito a Guayaquil

L’8 ottobre, il presidente ecuadoriano Lenin Moreno è stato costretto a spostare la sede del governo da Quito a Guayaquil, utilizzando le sue prerogative costituzionali.

In un discorso in tv, accompagnato dai vertici delle forze armate, il capo dello Stato ha sostenuto che “quello che succede non è un episodio di malcontento sociale, ma una decisione politica organizzata per rompere l’ordine democratico”.

I vandalismi avvenuti, ha detto, “sono opera di individui pagati ed organizzati”, e denunciato che “il satrapo (il presidente del Venezuela, Nicolas) Maduro ha attivato con Correa il suo piano di destabilizzazione”.

“La violenza ed il caos non vinceranno”, ha concluso, assicurando che “non farò marcia indietro” con le misure di austerità annunciate la settimana scorsa.

Da parte sua il sindaco di Quito, Jorge Yunda, ha dichiarato nell’ambito dell’emergenza nazionale vigente anche una specifica emergenza per la capitale, di fronte alla difficile giornata prevista.

Il capo dello Stato tornerà a Quito nel momento in cui vi siano “le condizioni per evitare uno spargimento di sangue”.

Il presidente Moreno ha firmato a Guayaquil anche un decreto che introduce, nell’ambito dello stato di emergenza, un coprifuoco notturno parziale, vigente ogni giorno fra le 20 e le 5.

Ecuador, fine delle proteste

Il presidente dell’Ecuador, Lenin Moreno, ha annunciato la notte tra il 13 e il 14 ottobre, di aver deciso di annullare il decreto esecutivo 883, che stipulava l’eliminazione totale dei sussidi al carburante, così come chiesto dalla Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (Conaie).

“Con questo accordo le mobilitazioni in tutto l’Ecuador sono terminate e insieme ci impegniamo a ripristinare la pace nel Paese“: così recitava il comunicato congiunto finale del presidente ecuadoriano, Lenin Moreno, e dei leader della protesta indigena.

Come deciso nel corso di una riunione tra le due parti, il governo ecuadoriano e le associazioni degli indigeni, sarà creata una commissione a cui parteciperanno rappresentanti del governo e dei gruppi sociali con l’obiettivo di concordare interventi in materia di politica economica. La riunione è stata facilitata dalle Nazioni Unite.

“Rappresentanti del governo dell’Ecuador e delle organizzazioni degli indigeni ecuadoriani si siederanno attorno ad un tavolo, il 15 ottobre, a Quito per dialogare. Si procederà immediatamente a lavorare per l’elaborazione di un nuovo decreto che permetta una politica di sussidi, con un approccio integrale, che garantisca che essi non siano destinati a persone di alto reddito ed ai contrabbandieri, con criteri di razionalizzazione, accuratezza e settorializzazione”. Lo ha scritto in una nota l’Organizzazione delle Nazioni Unite.