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Dopo la rivolta

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I ribelli hanno preso il potere nella Repubblica Centrafricana. Ora sono chiamati a rispettare gli accordi

Il leader dei ribelli nella Repubblica Centrafricana si è impegnato ieri a nominare un governo di coalizione, nel tentativo di disinnescare le critiche internazionali scatenatesi dopo il colpo di Stato di domenica scorsa.

Dopo essersi assicurata la presa della capitale del Paese, Bangui, la coalizione ribelle si è impegnata a rispettare i termini di un piano di transizione precedentemente negoziato a Libreville, in Gabon, che prevedeva la futura spartizione del potere. Il piano doveva gettare le basi per nuove elezioni nel giro di due o tre anni.

Dopo il mancato rispetto di tale accordo da parte dell’ormai ex presidente della Repubblica Centrafricana François Bozizé, i combattenti Seleka hanno conquistato il potere in soli quattro giorni.Tra i termini non rispettati dell’accordo la coalizione di cinque gruppi di ribelli ha accusato Bozizé di non aver integrato i propri combattenti nell’esercito nazionale.

La presa del potere della coalizione ribelle Seleka, il cui nome significa alleanza nella lingua Sango, è stata rapidamente condannata dalle Nazioni Unite e dall’Unione Africana. Ma in un segno di pragmatismo Stati Uniti, Francia e Ciad, la potenza regionale, hanno invitato i ribelli a rispettare i termini del recente accordo.

Un giorno dopo essere stato cacciato dalle forze ribelli, Bozizé ha fatto sapere ieri di trovarsi in Camerun, in base a una dichiarazione letta alla radio di stato da un alto funzionario camerunense. Rimarrà lì fino a quando non troverà un rifugio definitivo.

La rimozione di Bozizé, la cui presa del potere risale a un colpo di Stato sostenuto dal Ciad nel 2003, è stata l’ultima di una serie di ribellioni da quando il Paese ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1960. La Repubblica Centrafricana è una delle nazioni più fragili e povere del mondo, nonostante i ricchi giacimenti d’oro, diamanti e uranio. Ha una lunga storia di colpi di Stato militari e dure dittature, oltre alle continue ingerenze da parte delle nazioni ai suoi confini.

 

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