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Home » Esteri

David Grossman: “In Israele i miei libri buttati per strada dopo aver parlato di genocidio. Dobbiamo disimparare l’odio”

Immagine di copertina
Credit: AGF

Le parole dello scrittore israeliano durante la terza edizione di Radici, il festival dell’identità

Ospite della terza edizione di Radici, il festival dell’identità ideato dalla Fondazione Circolo dei lettori con il contributo della Regione Piemonte – Assessorato Regionale all’Emigrazione, lo scrittore israeliano David Grossman è tornato a parlare del rapporto con il proprio Paese rivelando anche di aver subito un boicottaggio dopo aver utilizzato la parola “genocidio” in un’intervista a La Repubblica del 1° agosto scorso in cui disse: “Per anni 
ho rifiutato di utilizzare questa parola. Ma adesso non posso trattenermi dall’usarla”. “La reazione alle mie parole – ha rivelato lo scrittore – in Israele è stata molto ostile e burrascosa. Non c’è stato alcun dialogo, si è detto di smettere di comprare i miei libri, qualcuno li ha buttati per la strada, altri hanno minacciato di bruciarli. È stato molto doloroso ma non ho potuto non usare quelle parole alla luce dei sessantamila palestinesi uccisi, di cui diciannovemila bambini”.

 

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Nonostante tutto, David Grossman afferma di non voler lasciare il suo Paese: “Quello è ancora il Paese che amo, dove vorrei continuare a vivere. Sento il dovere intellettuale di cambiare la società dal di dentro, perché riconosco in Israele i contorni di bellezza e bruttezza, che vanno riconosciuti ogni giorno. A noi, come ai palestinesi, che da più di un secolo vivono assediati da regimi terribili, anche altri oltre Israele. È nel mio Paese che voglio continuare a vivere e lottare, perché Israele è stata creata affinché non fosse più una vittima e non abbiamo trovato ancora la casa che sognavamo, perché oggi somiglia più a una fortezza. Sogno un giorno che diventi una casa in cui poter vivere, vicini: sogno una trasformazione”.

Lo scrittore, quindi, conclude: “Per uscire dall’odio dobbiamo trovare un modo 
per imparare a essere di nuovo umani. Scrivo per conoscere l’altro da dentro. Oggi abbiamo, sempre di più, un atteggiamento difensivo; un modo che non ci consente di farci conoscere completamente. Ma, con le storie, offriamo agli altri un punto di vista che non possiamo avere su di noi. Questa è la potenza della scrittura. Conoscere gli altri, 
mappare il panorama esistenziale”.

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