Cos’è il cyberbullismo, raccontato con alcune storie

Il caso del suicidio della 31enne Tiziana Cantone, avvenuto nel settembre 2016, non è un caso isolato di morte dovuta al cyberbullismo

Di Tiziano Rugi
Pubblicato il 16 Set. 2016 alle 18:31 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:41
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Immagine di copertina

Come Tiziana Cantone, la donna di 31 anni che si è suicidata dopo che un video hard DI cui era protagonista era diventato virale nella rete, sono decine le donne, alcune solo ragazzine, che negli ultimi anni si sono tolte la vita spinte da una persecuzione via internet.

Il caso di Tiziana Cantone ha avuto risalto sulle prime pagine di molti siti stranieri, dal Guardian al New York Times. Anche perché all’estero, in particolare negli Stati Uniti e nel Regno Unito, il cyberbullismo è un fenomeno in allarmante crescita che colpisce gli adolescenti più deboli o con problemi di depressione.

Spesso non si tratta nemmeno di donne adulte come Tiziana Cantone, ma di minorenni. Le storie sono tutte simili tra loro: protagonisti sono giovani poco più che maggiorenni, che utilizzano le potenzialità dei social network come strumento di tortura.

Shannon, Erin, Ryan, Davidel, Kennet, Tyler, Katie, Megan, Felicia, Audrie, Rehtaeh, Phoebe, Carolina, Amanda, Tovonna. Sono solo alcuni nomi di vittime del cyberbullismo. Ecco le loro storie, nella speranza che non siano morte invano.

Il caso di Amanda Todd è forse il più raccapricciante, soprattutto per la cattiveria dei coetanei che l’hanno condannata. Amanda era una giovane canadese di quindici anni. Un corteggiatore conosciuto su internet la convinse a inviare delle foto a seno nudo. Pochi mesi più tardi le immagini iniziarono a circolare tra i compagni di classe e sui social network.

Tra lo scherno generale, a darle conforto fu solo un compagno di classe, che si mostrava comprensivo e indignato per il trattamento che le veniva riservato. I due iniziano a frequentarsi e Amanda si innamorò di lui. Ma dopo aver fatto sesso con il giovane, Amanda trovò davanti alla sua abitazione una folla di ragazzi del liceo che la sbeffeggiava, compreso il presunto innamorato, che in realtà le aveva organizzato una trappola.

Amanda, umiliata dagli insulti ricevuti, interruppe qualsiasi relazione sociale, iniziò a drogarsi, cadde in una grave depressione e tentò il suicidio. Invece di scoraggiare i persecutori, la tragedia sfiorata divenne nuovo oggetto di scherno: la pagina Facebook di Amanda fu invasa da foto di confezioni di farmaci accompagnate dal consiglio di aumentare la prossima volta le dosi. Poche settimane dopo Amanda pubblicò un video di addio su Youtube e si tolse la vita.

Audrie Pott a una festa si era ubriacata così tanto da addormentarsi sul letto. Tre ragazzi scrissero frasi oscene sulle sue parti intime, le fotografarono e diffusero le immagini sui social network. Nei mesi successivi, dopo essersi chiusa ormai in casa, decise di suicidarsi a causa della vergogna per le foto che erano diventate pubbliche.

E ancora: Felicia Garcia, che nel 2012 si gettò sotto un treno a Staten Island perché i compagni di istituto la tormentavano dopo aver registrato una conversazione in cui lei rivelava di aver fatto sesso con quattro ragazzi della squadra di football locale. Rehtaeh Parsons, fotografata mentre faceva sesso con un ragazzo e perseguitata per mesi da centinaia di messaggi in cui sconosciuti la offendevano e le chiedevano di fare sesso. Infine Tavonna Holton, condannata ancora una volta dalle solite foto della vergogna.

Neppure la tragedia in alcuni casi scoraggiò i persecutori. La pagina Facebook creata dai genitori di Amanda Cummings per ricordare la figlia suicida fu sommersa da immagini, vignette, filastrocche e ingiurie per deridere la sua morte.

Oppure il doppio dramma delle sorelle Erin e Shannon Gallagher. Caduta in depressione per gli insulti quotidiani ricevuti sul web, Erin si tolse la vita, seguita pochi mesi dopo da Shannon che non riuscì a sopportare la perdita dell’amata sorella.

Poi ci sono i casi di cyberbullismo collegati all’omofobia. Il più famoso è quello di Tyron Clementi, giovanissimo ragazzo omosessuale. Tutto iniziò con un messaggio su Twitter del suo amico Dharun Ravi: “Ho visto il mio compagno di stanza fare sesso con un ragazzo. Yeah!”. L’account Twitter nel giro di pochi giorni acquistò centinaia di follower e nulla a quel punto fu in grado di fermare la perversa fantasia del ragazzo.

Ravi promise aggiornamenti quotidiani, nascose una webcam nella stanza e mandò in streaming le immagini dell’incontro di Tyron con il fidanzato. Quando il compagno di stanza scoprì la verità era troppo tardi, il video da giorni circolava tra gli studenti del campus e l’unica via d’uscita gli sembrò togliersi la vita gettandosi da un ponte.

Un epilogo identico alla storia di Kenneth Weishun, che rivelò a un amico la sua omosessualità, ma questi non mantenne il segreto e lo riferì ai compagni di classe che crearono immediatamente una pagina Facebook per deriderlo, aggiungendo al gruppo anche gli altri amici di Kenneth. Che incassò senza avere la forza di reagire: “Mamma, non sai come ci si sente ad essere odiati”, scrisse in un biglietto, prima di togliersi la vita.

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