Cuba, Díaz-Canel risponde a Trump: “L’aggressore incontrerà una resistenza inespugnabile”
Il presidente: "Dagli Usa una feroce guerra economica per impadronirsi del nostro Paese". Intanto parte anche dall'Italia la Flottilla solidale all'isola
“Qualsiasi aggressore esterno incontrerà una resistenza inespugnabile”. Lo promette Miguel Díaz-Canel, presidente di Cuba, dopo che nei giorni scorsi il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha apertamente dichiarato di voler prendere il controllo dell’isola caraibica.
Cuba attraversa oggi la fase più difficile dai tempi della rivoluzione di Fidel Castro. All’embargo imposto da Washington, in vigore da oltre sessant’anni, si è aggiunta negli ultimi due anni la chiusura quasi totale dei rifornimenti di petrolio da parte del Venezuela, Paese che a sua volta lo scorso gennaio è caduto nella rete di Trump. L’Avana ora teme di fare la stessa fine di Caracas.
“Quasi ogni giorno gli Stati Uniti minacciano pubblicamente di rovesciare l’ordine costituzionale di Cuba con la forza”, scrive Díaz-Canel sul social X. “E usano un pretesto oltraggioso: le dure limitazioni dell’economia indebolita che hanno attaccato e cercato di isolare per più di sei decenni”.
“Hanno intenzione di impadronirsi del Paese, delle sue risorse, delle sue proprietà e persino dell’economia stessa, che cercano di soffocare per costringerci alla resa, e lo annunciano apertamente”, prosegue il presidente. “Solo in questo modo possiamo spiegare la feroce guerra economica che viene condotta come punizione collettiva contro l’intera popolazione”. Ma, avverte Díaz-Canel, “nel peggiore dei casi, Cuba è accompagnato da una certezza: qualsiasi aggressore esterno incontrerà una resistenza inespugnabile”.
#EEUU amenaza públicamente a #Cuba, casi a diario, con derrocar por la fuerza el orden constitucional. Y usa un indignante pretexto: las duras limitaciones de la debilitada economía que ellos han agredido y pretendido aislar hace más de seis décadas.
Pretenden y anuncian planes…
— Miguel Díaz-Canel Bermúdez (@DiazCanelB) March 18, 2026
Tre giorni fa Trump ha dichiarato che “prendersi Cuba sarebbe un grande onore”. “Che la liberi o la prenda, penso di poterci fare quello che voglio”, ha aggiunto il presidente degli Stati Uniti, che nelle ore successive ha confermato: “Faremo qualcosa con Cuba molto presto”.
Dallo Studio Ovale, anche il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato delle mire statunitensi sull’isola: “La loro economia non funziona. Sono in grossi guai e chi è al potere non sa come risolverli, quindi bisogna trovare persone nuove al comando”, ha detto.
La scorsa settimana il presidente cubano Díaz-Canel ha spiegato che sono in corso colloqui con gli Stati Uniti per “individuare i problemi bilaterali che necessitano di una soluzione”.
Lunedì 16 marzo la maggior parte dei 10 milioni di abitanti di Cuba è rimasta senza elettricità a causa del collasso della rete elettrica nazionale. L’orario scolastico è stato ridotto e i principali eventi sportivi rinviati, a causa dell’accumulo di rifiuti in alcuni quartieri dovuto alla mancanza di carburante per i camion della nettezza urbana. La corrente è stata ripristinata martedì pomeriggio per la maggioranza dei cittadini di L’Avana e in alcune zone delle regioni occidentali e centro-orientali dell’isola.
Intanto, ieri da Roma Fiumicino è decollata la delegazione italiana dello European Convoy for Cuba, promosso da Aicec (Agenzia per l’interscambio culturale ed economico con Cuba) nell’ambito della campagna “Let Cuba Breathe”, missione umanitaria che è stata paragonata alla Global Sumud Flottilla che nei mesi scorsi aveva cercato di portare aiuti agli abitanti della Striscia di Gaza. L’obiettivo, in questo caso, è “contrastare gli effetti dell’assedio economico sull’isola”. All’iniziativa partecipano dall’Italia tredici organizzazioni e associazioni, tra cui Cgil, Sudd Cobas, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista, Avs, Potere al Popolo. Prendono parte alla missione anche quattro delegazioni europarlamentari, con Ilaria Salis, Mimmo Lucano, Emma Fourreau e Marc Botenga.