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La crisi del carburante in Nepal

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Nel Paese i prezzi dei beni di prima necessità sono saliti vertiginosamente e la popolazione rischia di morire di freddo in vista dell'autunno e dell'inverno

Da tre settimane il Nepal sta affrontando una crisi del carburante senza precedenti, che sta mettendo in ginocchio la popolazione.

Il governo ha stabilito di razionarne le dosi, ma il prezzo del carburante ha raggiunto cifre esorbitanti e non è sufficiente per sopperire al fabbisogno nazionale.

A causa di questo, si è diffusa nel Paese una crisi ancora più profonda, che ha portato all’innalzamento dei prezzi dei beni di prima necessità, dei vestiti pesanti e delle coperte, che servirebbero alla popolazione locale per superare l’inverno.   

Il governo nepalese ha attribuito la colpa di questa situazione al governo indiano, che dal 20 settembre, quando è entrata in vigore la prima costituzione del Nepal, ha chiuso i confini col Paese a causa degli scontri tra i manifestanti che si oppongono alla nuova carta fondamentale.

Alcune minoranze come quelle dei Tharus e dei Madhesis, che vivono vicino al confine con l’India appunto, hanno scatenato violenze vicino alla zona della frontiera indiana e per questo il Paese avrebbe bloccato il commercio col Nepal, impedendo persino ai camion di aiuti umanitari di passare. Secondo il Nepal, l’embargo imposto dall’India avrebbe scatenato un blocco dell’economia. 

In Nepal la situazione sta diventando sempre più grave a causa delle temperature rigide che caratterizzano la zona. La popolazione ha quasi del tutto abbandonato i mezzi di trasporto privati e gli autobus sono sovraffollati. Gli ospedali spesso non possono garantire il regolare servizio di soccorso perché manca il carburante per utilizzare le ambulanze.

Le organizzazioni umanitarie che stanno operando nel Paese sono preoccupate che il freddo possa decimare la popolazione, che non ha sufficiente denaro per comprarsi vestiti più pesanti e coperte, dopo l’innalzamento vertiginoso dei prezzi.

Alcune zone, inoltre, rimangono per la maggior parte dell’autunno e dell’inverno completamente isolate a causa della neve e se gli aiuti non riescono a raggiungere immediatamente le popolazioni che vivono lì, esse rischiano di rimanere senza beni di prima necessità fino alla prossima primavera.

Nel distretto di Dolakha, a nordest rispetto alla capitale Kathmandu, il 90 per cento delle case è stato distrutto durante il terremoto che il 25 aprile scorso ha fatto oltre 8.600 vittime e la maggior parte della popolazione della zona vive ancora in case provvisorie non riscaldate.

Il governo indiano nega categoricamente di essere responsabile per la crisi nepalese e sostiene che il blocco dei camion merce è stato imposto soltanto per garantire la sicurezza dei lavoratori indiani che dovrebbero attraversare le zone dove ancora ci sono scontri.

Il Nepal ha risposto a queste affermazioni dichiarandosi disposto a concedere una scorta armata per ogni mezzo di trasporto contenente aiuti e beni di prima necessità, ma per ora la situazione rimane congelata.

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