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Svezia, l’immunità di gregge ha fallito. Il premier: “Situazione molto grave”

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 30 Nov. 2020 alle 13:07
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Credit: ANSA

Dopo aver gestito la prima ondata di Covid-19 senza ricorrere al lockdown, da circa un mese la Svezia sta facendo i conti con un imprevisto forte aumento dei contagi. Il premier Stefan Loefven ha definito la situazione “molto grave” e tra i cittadini cala la fiducia nel cosiddetto Modello svedese di contrasto soft alla pandemia.

Secondo un sondaggio pubblicato il 26 novembre dal quotidiano Dagens Nyheter, l’82% degli svedesi è “un po’ o molto preoccupato”, mentre la fiducia nella capacità delle autorità di combattere il virus è scesa al 42%, a fronte del 55% di ottobre. Il 44% degli intervistati teme che le autorità non stiano facendo abbastanza per combattere il virus, rispetto al 31% del mese scorso.

Finora in Svezia si sono registrati complessivamente circa 240mila contagi e 6.600 decessi di persone infettate dal Coronavirus. Dall’inizio di novembre la curva epidemica ha subito una repentina accelerata: se fino ad allora il record di casi giornalieri era stato toccato il 23 ottobre con 1.868 casi (il precedente record era datato 24 giugno, con 1.698 casi), da qualche settimana si viaggia a una media di oltre 4mila contagi al giorno. Il 19 novembre ci sono stati ben 7.628 nuovi casi.

Il picco della seconda ondata è atteso per metà dicembre, ma l’andamento della curva dipende da “come manterremo le distanze fra le persone”, ha sottolineato l’epidemiologo Anders Tegnell, considerato il “regista” del modello Svezia.

La scorsa settimana il Governo ha introdotto nuove restrizioni, vietando la vendita di alcolici dopo le ore 22 e abbassando da 50 a 8 il numero massimo di persone che possono incontrarsi in pubblico (ad eccezione dei funerali, in occasione dei quali si può arrivare a 20 persone). Negozi, bar e ristoranti, peraltro, restano aperti come al solito e l’obbligo di mascherina vige solo negli ospedali.

Gli sviluppi della pandemia, ha scritto su Facebook il premier Loefven, “stanno andando rapidamente nella direzione sbagliata”. “Aumenta il numero delle persone che si contagiano. Abbiamo bisogno di un maggior numero di posti in terapia intensiva. Cresce il numero delle vittime”, ha dichiarato il primo ministro in una conferenza stampa il 22 novembre.

Secondo le autorità sanitarie, la situazione è “estremamente seria”. “Possiamo aspettarci un numero notevolmente maggiore di persone che necessiteranno di cure ospedaliere nelle prossime settimane”, ha affermato Bjorn Eriksson, direttore dei servizi sanitari di Stoccolma.

Alcuni esperti – tra cui il professor David Goldsmith in un articolo pubblicato sul britannico Journal of the Royal Society of Medicine – stanno evidenziando come in Svezia la strategia di affidarsi all’immunità di gregge abbia fallito. Le autorità svedesi, in realtà, hanno sempre negato che il loro obiettivo fosse l’immunità di gregge, sostenendo di voler puntare invece sul contenimento dei contagi affidandosi al senso di responsabilità dei cittadini.

Le loro previsioni per la seconda ondata però ora si stanno rivelando sbagliate: a Stoccolma il 20% dei test in questa fase risulta positivo. Le autorità svedesi si difendono sottolineando come anche Paesi che hanno contrastato la prima ondata con il lockdown hanno avuto di recente una repentina impennata della curva. Il modello “soft” svedese, quindi, spiegano, non può essere da solo all’origine di questa risalita dei contagi.

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