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L’Iran punta al Mediterraneo attraverso l’Iraq e la Siria

Teheran vuole creare un corridoio che gli consentirebbe di consolidare la propria influenza nell'area e di assicurarsi l'egemonia sulla regione

Di TPI
Pubblicato il 11 Ott. 2016 alle 12:26 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 18:02
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Immagine di copertina

La situazione in Medio Oriente, in particolare tra Siria e Iraq, è un caos difficile non solo da sedare ma anche semplicemente da comprendere in tutte le sue innumerevoli e spesso contraddittorie sfumature, ma i giocatori in campo sono determinati a trasformare questo stesso caos in un’opportunità.

Tra questi c’è la Repubblica islamica dell’Iran, che in entrambi i paesi schiera uomini e affiliati, pedine che muove sul campo di gioco con in mente l’idea, secondo il quotidiano britannico The Guardian, di creare un corridoio che da Teheran arrivi fino al Mediterraneo attraversando il territorio iracheno e quello siriano, un progetto che si sta sviluppando sin dal 2014.

Il corridoio consoliderebbe la presa dell’Iran sulla regione e ne servirebbe i sogni egemonici, con buona pace della rivale Arabia Saudita e dell’Occidente che, malgrado lo storico accordo sul nucleare, non si fida della teocrazia persiana.

Ma quale percorso seguirebbe questo corridoio e quali mosse sta facendo Teheran per assicurarselo?

Il corridoio comincia seguendo lo stesso tragitto impiegato negli ultimi 12 anni per inviare uomini e rifornimenti alla brigata Quds delle Guardie rivoluzionarie, guidata dal pragmatico e ambizioso generale maggiore Qaseem Soleimani, impegnata a sostenere la guerriglia contro le forze occupanti di Washington. Una campagna che ha causato circa il 25 per cento delle perdite americane e che è stata combattuta dalle medesime milizie sciite che oggi contrastano l’Isis col sostegno degli stessi Stati Uniti.

Il corridoio attraversa Baquba, un centinaio di chilometri a nord di Baghdad, un territorio abitato da secoli da una popolazione mista di sunniti e sciiti, che durante la guerra civile è diventato teatro di un sanguinoso confronto tra le due confessioni.

Da Baquba, il corridoio prosegue verso nordovest seguendo grossomodo il corso del Tigri, lungo strade controllate dalle milizie, e penetra in quelli che fino a qualche mese fa erano territori in mano al sedicente Stato islamico, per poi arrivare a Shirqat, sottratta ai combattenti del califfato dalle milizie e dalle forze irachene il 22 settembre.

Le milizie muoveranno proprio da Shirqat, che si trova a sud di Mosul, per attestarsi a ovest della capitale del sedicente Stato islamico. Non parteciperanno direttamente alla campagna per espellere i combattenti del califfato, presumibilmente per rassicurare la popolazione sunnita che non si tratta di un’offensiva per stabilire l’egemonia settaria sciita, ma dovranno impedire ai miliziani dell’Isis di fuggire verso la capitale de facto dello Stato islamico in Siria, Raqqa.

Muovendosi verso Sinjar, un tempo il cuore della comunità yazida, finita nelle mani dell’Isis nell’agosto del 2014 e riconquistata dalle forze curde lo scorso novembre, le milizie assicureranno un’ulteriore tratta del corridoio, che arriverebbe finalmente ad attraversare il confine per entrare in Siria.

Il punto di accesso sarebbe Rabia, che porta verso le città curde del nord, Qamishli e Kobane, controllate dalle Ypg (le milizie curde siriane), le quali – come molte delle parti coinvolte nel conflitto siriano – stringono e sciolgono alleanze mutevoli.

Nel nord della Siria, forse senza tenere in giusto conto gli interessi nell’area della vicina Turchia, Teheran punta verso Aleppo, punto focale e determinante della guerra civile in Siria.

Nella città, una volta il centro più fiorente di tutto il paese, l’Iran ha schierato circa seimila miliziani, prevalentemente iracheni, con lo scopo di sottrarre ai ribelli i quartieri orientali.

Il corridoio attraverserebbe allora due villaggi sciiti e proseguirebbe verso sud in direzione della quarta città della Siria, Homs, e da lì finalmente raggiungerebbe la costa, roccaforte di Assad e cuore della comunità alawita, per terminare nel porto di Latakia.

Certo, la partita di Teheran è tanto ambiziosa quanto piena di insidie, e a ogni tappa del corridoio le incognite sono molte, non ultima la disponibilità degli alleati a servire il grande piano iraniano, del quale non tutti, in verità, sono informati. 

Parliamo non solo delle milizie sciite e di quelle curde, o degli uomini forti che controllano i territori interessati come gli sceicchi tribali arabi, ma anche di Damasco e di Baghdad, senza dimenticare gli altri giocatori che hanno puntato sull’area, Mosca, per esempio, e Ankara.

Inoltre, il progetto del corridoio potrebbe, come ha già cominciato a fare, cambiare profondamente i territori che attraversa anche dal punto di vista demografico. Insomma, si tratta di una situazione in divenire che sicuramente gli osservatori interni ed esterni alla regione stanno seguendo con molta attenzione e, probabilmente, con non poca preoccupazione.

(qui sotto la mappa del percorso che potrebbe seguire il corridoio iraniano attraverso Iraq e Siria. Credit: The Guardian)

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