Coronavirus, dopo il boom di morti ora la Svezia fa autocritica: “Potevamo fare di meglio”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 3 Giu. 2020 alle 15:53
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Immagine di copertina
Gli svedesi al sole al porto di Malmo (Credits: EPA/Johan Nilsson)

Coronavirus, dopo il boom di morti la Svezia fa autocritica: “Si poteva fare meglio”

In poche settimane è passata da modello di virtù nella gestione dell’emergenza Coronavirus a Paese “sprovveduto” con il tasso di mortalità più alto d’Europa, al punto che i vicini scandinavi hanno deciso di isolarla: la Svezia adesso fa mea culpa e davanti a oltre 4.400 morti per il Covid afferma che, probabilmente, la situazione poteva essere gestita in modo diverso. “Penso che avremmo potuto fare meglio”, ha dichiarato infatti Anders Tegnell, epidemiologo di Stato nonché colui che ha ideato la risposta svedese al Coronavirus, a una radio. “Se dovessimo imbatterci nella stessa malattia – ha continuato il medico – sapendo esattamente quello che sappiamo oggi, penso che finiremmo per fare qualcosa a metà strada tra ciò che la Svezia ha fatto e ciò che ha fatto il resto del mondo”.

Solo pochi giorni fa, il premier socialdemocratico Stefan Lofven ha annunciato, su crescente pressione delle opposizioni, l’istituzione di una commissione d’inchiesta per valutare se i provvedimenti adottati finora per fronteggiare il Covid-19 siano stati all’altezza o meno. “Occorre assumere un approccio complessivo e valutare come le cose sono andate a livello nazionale, regionale e locale”, ha detto il premier. Oggi arrivano le parole di Tegnell, che ha giudicato “assolutamente troppo alto” il numero delle vittime registrate in Svezia: 4.468, ovvero una media di 43 decessi ogni 100mila abitanti. Un tasso di mortalità decisamente più alto rispetto a Danimarca, Norvegia e Finlandia. I contagi, invece, hanno superato quota 38.500.

Invece di imporre un rigido lockdown, la Svezia ha preferito lasciare esercizi commerciali, scuole e ristoranti aperti, esortando a seguire le regole igieniche e di distanziamento sociale. Le case di cura, invece, sono state chiuse ai visitatori alla fine di marzo: tuttavia, circa la metà dei decessi registrati nel Paese sono avvenuti all’interno di questi istituti. Tegnell ha comunque difeso in parte la posizione assunta, continuando a respingere l’idea del lockdown totale e sottolineando che era difficile capire quali misure prese da altri Paesi sarebbero state efficaci anche in Svezia: ora che il mondo sta lentamente riemergendo dal lockdown, ha concluso, “forse avremo qualche tipo di informazione su cosa, oltre a quello che abbiamo fatto, avremmo potuto fare senza adottare un blocco totale”.

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