Coronavirus nato in laboratorio: secondo gli 007 australiani le prove Usa sarebbero contenute in un report pubblico basato su agenzie di stampa

Lo sostiene il Sidney Morning Herald, che cita fonti dell'intelligence australiana

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 5 Mag. 2020 alle 14:52
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Coronavirus nato in laboratorio: ecco le prove che gli Usa sostengono di avere contro la Cina

Nonostante i virologi, tra cui lo stesso Anthony Fauci, a capo della task force della Casa Bianca per contrastare l’epidemia di Covid-19, abbiano più volte smentito l’ipotesi che il Coronavirus sia nato in laboratorio, gli Usa continuano ad affermare di avere le prove che dimostrino questa tesi. Tuttavia, secondo i servizi segreti australiani, le prove che inchioderebbero la Cina sarebbero contenute in un report di appena 15 pagine di dominio pubblico, basato su notizie di stampa e non su indagini scientifiche, elaborato da Five Eyes, un’agenzia di intelligence anglofona che comprende Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti. A rivelarlo è il Sidney Morning Herald, che cita fonti dell’intelligence australiana. Secondo gli 007 australiani, il materiale elaborato dalla Five Eyes sarebbe lo stesso a disposizione della Casa Bianca. Non vi sarebbe, dunque, nessun materiale scottante in mano al presidente Trump.

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Nel report, infatti, verrebbero evidenziate alcune omissioni della Cina, che avrebbe nascosto l’epidemia nella sua fase iniziale, ritardando l’allarme all’Oms e bloccando l’esportazione di medicinali e dispositivi di protezione. Nulla di più, dunque, di quanto già detto dal segretario di Stato Mike Pompeo in un’intervista alla Abc, durante la quale ha però ribadito che gli Usa erano in possesso di “prove enormi” che attestavano il fatto che il virus fosse nato nel laboratorio di Wuhan. Dichiarazioni che nella giornata di lunedì 4 maggio hanno provocato la reazione dell’Oms, che ha bollato le accuse di Pompeo come “speculative” dichiarando: “Il Coronavirus è di origine naturale, come accaduto in passato con Ebola e la Sars. Ma se gli Stati Uniti hanno dati differenti, li condividano”.

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