Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 06:21
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Home » Esteri

Viaggio dentro la città della spazzatura al Cairo

Immagine di copertina

Il reportage di TPI sul quartiere della capitale egiziana dove 120mila persone vivono raccogliendo rifiuti. Il 40 per cento di loro ha contratto l’epatite B

Le colline di spazzatura si ergono alte quattro metri. Strade di sacchi di juta disegnano la pianta della città. Donne, uomini e bambini sono chini sull’immondizia: si ricicla.

— Questa notizia puoi leggerla direttamente sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come

La plastica da una parte, la carta dall’altra. Sono gli scarti degli uomini, lavorati dagli scarti della società. L’alluminio è il più redditizio, si può festeggiare quando lo si trova.

Sorridono e salutano in mezzo all’inferno, all’epatite B e alla povertà. In mezzo al tetano e all’indifferenza. 

L’Egitto è la restaurazione di al-Sisi, con un ossessionato controllo capillare della società; il fermento artistico sotterraneo, espressione di una rivoluzione che ha cambiato faccia; e la Garbage Town, immutabile quartiere del Cairo, dove 120mila persone vivono e lavorano nel riciclaggio dei rifiuti della metropoli egiziana.

I raccoglitori di spazzatura

Sono gli Zebelin, “i raccoglitori di spazzatura”, in maggioranza cristiani copti. Scivolano di notte sulle strade della città, salendo le scale dei palazzi per recuperare l’immondizia prodotta dai cairoti.

Il viaggio parte da sei centri sparsi su tutto il territorio della “grande Cairo”, anche se l’area di stoccaggio più estesa è quella di Muqattam, una collina sulla cui cima si trova il santuario di San Simone il calzolaio. Sui camion, i pick-up, le motociclette e le bici ammassano il materiale che durante la giornata viene lavorato e venduto ad aziende specializzate nel riutilizzo di materiali usati. 

(Nella Garbage Town del Cairo. Credit: Sabrina Duarte e Davide Lemmi. L’articolo continua dopo la foto)

Le 30 milioni di persone che abitano la metropoli egiziana producono in media ogni giorno 25mila tonnellate di spazzatura. Di questa mole di rifiuti solo 4mila tonnellate sono stoccate dalle due aziende che detengono contratti ufficiali con il governo. Il lavoro certosino degli Zebelin porta a raccogliere in media circa 18mila tonnellate ogni giorno. La restante parte rimane sulle strade della capitale egiziana, rendendo Il Cairo una delle città più sporche al mondo.

La battaglia per il riconoscimento di questa fetta di società cairota parte da lontano. Era l’inizio degli anni Cinquanta quando a causa dei cambiamenti climatici, i contadini e gli allevatori che abitavano il medio Egitto hanno lasciato le loro terre per spostarsi nella capitale. Nel 1969 l’ex primo ministro Gamal Abd el-Nasser decise di spostare gli emigrati copti, già dediti al recupero della spazzatura, nella zona di Muqattam. 

(Bambini giocano con un maialino nella Garbage Town del Cairo. Credit: Sabrina Duarte e Davide Lemmi. L’articolo continua dopo la foto)

“Il governo e le sue ramificazioni locali ci hanno da sempre ignorato e marginalizzato, perpetuando un atteggiamento di ostracismo silenzioso”, dice a TPI Ezzat Naem, fondatore dell’ong Spirith of the Youth nella sala conferenze della sede dell’organizzazione.

“Da più di dieci anni lavoriamo a contatto con gli Zebelin”, dice mostrando i progetti in atto per migliorare le condizioni di vita della Garbage Town. “Nel 2004 abbiamo aperto una scuola che ha come obiettivo la professionalizzazione della figura del raccoglitore”.

L’istituto si trova all’ombra della collina che ospita il santuario. All’interno della scuola gli insegnanti fanno lezioni di arabo, matematica, inglese e informatica ai circa mille alunni dell’area. “Grazie ai soldi provenienti dalla fondazione di Melinda e Bill Gates, circa un milione di dollari in un anno, abbiamo strutturato un progetto sulla regolarizzazione degli Zebelin”, dice il fondatore di Spirit of the Youth.

(Nella Garbage Town del Cairo. Credit: Sabrina Duarte e Davide Lemmi. L’articolo continua dopo la foto)