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Proteste in Cile, continuano scontri e saccheggi: 11 morti

Il Paese nel caos. Il presidente: "Siamo in guerra contro un nemico potente e implacabile"

Di Donato De Sena
Pubblicato il 21 Ott. 2019 alle 06:37 Aggiornato il 21 Ott. 2019 alle 16:47
Immagine di copertina
Foto: EPA / Raul Zamora

Cile, continuano proteste e scontri

Si aggrava il bilancio delle vittime in Cile nelle proteste di piazza contro il governo, contro l’aumento delle tariffe dei trasporti, scoppiate nel fine settimana: sono 11 i morti. Intanto il ministro dell’Interno Andrés Chadwick, ha annunciato di avere esteso lo stato di emergenza, in atto da due giorni nella capitale, ad altre città del Paese.

Santiago vive oggi la sua seconda notte di coprifuoco, mentre il governo fa sapere che finora sono state arrestate 152 persone per violenze, 40 per saccheggi e 70 per gravi aggressioni.

Per quanto riguarda le vittime cinque persone sono morte ieri pomeriggio nel mezzo di un saccheggio ad una fabbrica di abbigliamento nel comune di Renca, durante il quale è scoppiato un incendio. Altri due corpi sono stati rinvenuti ieri mattina nei resti di un supermercato saccheggiato e incendiato nel comune di San Bernardo.

La testata cilena Bio Bio parla poi di due persone sono morte carbonizzate durante il saccheggio ad un grande magazzino di materiali per l’edilizia e il bricolage, durante il quale si è sviluppato un incendio. Il rogo si è verificato alla filiale della Costrumart di La Pintana, nella regione metropolitana.

Un altra persona è morta a Santiago.

Scontri e saccheggi continuano in tutto il Paese. “Siamo di fronte a una vera escalation che è indubbiamente organizzata per causare gravi danni al nostro Paese e alla vita dei cittadini”, ha detto Chadwick. Il ministro ha poi aggiunto: “Noi che oggi in Cile siamo contro la violenza, dobbiamo agire insieme ed esigere che coloro che purtroppo non la condannano o la avallano o sono deboli per affrontarla si facciano sentire”.

Il presidente: in guerra contro un nemico potente

Il presidente Sebastián Piñera intanto ha condannato le violenze affermando: “Siamo in guerra contro un nemico potente e implacabile, che non rispetta nulla o nessuno”. Durante un incontro con i media, Piñera ha insistito sul carattere ‘organizzato’ delle proteste sottolineando che “unico scopo” dei responsabili “è quello di causare il maggior danno possibile”.

“Siamo ben consapevoli – ha detto il presidente secondo quanto riferito dalla testata cilena Bio Bio – del fatto che hanno gradi di organizzazione e logistica, tipici di un’organizzazione criminale”.

Piñera ha quindi invitato tutte le forze politiche e “tutti gli uomini di buona volontà” a condannare la violenza e unirsi contro di essa. “Ci sono alcuni che non l’hanno fatto, o quando lo fanno, lasciano sempre spazio all’ambiguità. Stanno in qualche modo facilitando il percorso di coloro che vogliono distruggere la nostra democrazia”.

Il capo dello Stato ha invitato a distinguere tra i violenti e quanti esercitano “il legittimo diritto di protestare”, ma ha anche sottolineato che i militari, quasi 10 mila quelli dispiegati nel Paese, hanno il sostegno del governo e “della stragrande maggioranza dei cileni”.

“Domani sarà un giorno difficile – ha concluso Piñera – ma stiamo facendo uno sforzo gigantesco per renderlo il più normale possibile”.

Per oggi è prevista la riapertura delle scuole e delle università, il regolare servizi di trasporto pubblico di superficie e la riapertura parziale della metropolitana.