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Home » Esteri

Il Cile avrà la prima Costituzione al mondo scritta da donne e uomini in piena uguaglianza

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La prima carta costituzionale al mondo a essere scritta all’insegna della parità: questa è la straordinaria novità introdotta in Cile. Domenica scorsa i cittadini cileni hanno dovuto rispondere al quesito del referendum: “Vuoi una nuova Costituzione?”. Più di tre quarti degli elettori hanno risposto “approvo”, dando inizio a una nuova era per il Paese. A partire da questo storico momento, si darà il via a un processo di sostituzione della Costituzione risalente al 1980 e redatta durante la dittatura militare del generale Augusto Pinochet. “Abbiamo vissuto sotto una Costituzione illegittima creata da un regime militare, che ha permesso il progresso solo a coloro che hanno soldi”, spiega al The Guardian Catalina Miranda una donna di 34 anni scesa in piazza per festeggiare l’esito della votazione, “Ci sono state pochissime volte in cui il popolo cileno ha condiviso una vittoria collettiva come quella oggi”.

Non solo il Cile avrà una nuova costituzione ma a redigerla sarà una “convenzione” formata per intero da membri eletti direttamente: saranno 155 cittadine e cittadini e le donne dovranno occupare una percentuale tra il 45% e il 55%. Con un’affluenza record circa il 78 per cento dei votanti, oltre cinque milioni di persone, ha espresso il proprio parere favorevole ad avere una nuova costituzione. Ancora superiore la percentuale di votanti che ha indicato come organo incaricato di redigerla una “convenzione costituzionale” composta al cento per cento da membri eletti direttamente: più del 79 per cento dei cileni si è espresso a favore di questa modalità.

Alla stampa cilena, Maria Ines Salamanca di Onu Mujeres Chile ha spiegato che la presenza paritaria di uomini e donne nel processo costituente rappresenta un modo per rafforzare la democrazia soprattutto in un Paese dove le donne costituiscono il 51% della popolazione. Una costituzione, quella che verrà scritta, che deve molto alle donne che si sono battute per la sua realizzazione a partire dalle proteste femminili iniziate nell’ ottobre 2019 e culminate con l’affermazione del collettivo femminista Las Tesis che la rivista Time ha inserito tra le 100 realtà più influenti del 2020.

Il processo che ha portato fino a qui era iniziato ancora l’anno scorso quando a ottobre erano scoppiate accese proteste che chiedevano urgentemente al presidente Sebastián Piñera di indire un referendum. I manifestanti protestavano per le disuguaglianze ancora fortemente presenti nel Paese,gli aumenti continui delle tariffe per i trasporti pubblici, la stagnazione dei salari e la corruzione dell’élite politica. A seguito della transizione del Cile dalla dittatura alla democrazia, nel 1990, il Paese ha vissuto diversi decenni di crescita economica che però, come fa notare il New York Times, ha finito per acuire il divario tra le diverse fasce della popolazione. Le richieste dei manifestanti includevano riforme radicali ai settori privatizzati dell’istruzione, della sanità e delle pensioni e sono confluite in un appello a cambiare la Costituzione per consentire una maggiore flessibilità nell’apportare i cambiamenti economici e politici strutturali necessari.

Leggi anche: Cile in rivolta nel 2019, a Santiago una grande marcia sfida il coprifuoco

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