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Home » Esteri

Le donne che si oppongono agli stupri di gruppo

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La violenza sessuale di gruppo è molto diffusa in Cambogia. Per questo, alcune donne, hanno realizzato un'app per prevenire il fenomeno

Un proverbio cambogiano recita: “gli uomini sono oro, le donne stracci”.

Se si seguisse alla lettera questo modo di dire, non risulterebbe anomalo scoprire che oltre il 5 per cento tra 1.800 cambogiani intervistati per un sondaggio delle Nazioni Unite del 2013 ha ammesso di avere partecipato a uno stupro di gruppo.

“Non ci si può rifiutare. Serve a dimostrare di essere veri uomini”. Sono queste le risposte dei ragazzi che una volta intervistati non si vergognano di ammettere quanto hanno fatto e affermano di non aver mai pensato al fatto che si tratti di un gesto illegale.

“Sono andato a ballare in discoteca e ho notato una ragazza”, racconta Samnang, nome di fantasia, un ragazzo di 24 anni che ha l’aspetto di un comune studente della sua età. “Le ho chiesto di accompagnarmi al mio appartamento e lei mi ha detto di volere 20 dollari. Mi sembrava una cifra alta, ma l’ho portata comunque a casa, dove mi aspettavano quattro amici”. Samnang ammette che la ragazza, alla vista di altre persone, si voleva rifiutare di avere rapporti sessuali, ma per lui non sembra un problema. “Non l’avremmo comunque lasciata andare da nessuna parte”, riferisce senza imbarazzo.

Dopo la Papua Nuova Guinea, la Cambogia è lo stato col numero più alto di stupri di gruppo. Le cifre relative agli abusi sono altissime e il rispetto per la donna sembra non rientrare nella cultura del Paese.

Un gruppo di donne ha deciso di sfidare un costume radicato come quello del maltrattamento femminile e di provare a sconfiggerlo utilizzando la tecnologia.

Dany Sun, 23 anni, ha infatti creato con l’aiuto di altre due ragazze l’applicazione per smartphone Krousar Koumrou, “famiglia moderna” in lingua khmer.

Si tratta di un’app educativa che insegna alle donne quali sono i propri diritti e aiuta a riconoscere i casi di violenza domestica e non solo, mettendo in contatto chi ha subito abusi, per favorire il mutuo aiuto e il dialogo. Inoltre, Krousar Koumrou fornisce contatti per far richiesta di aiuto legale e psicologico.

Sun racconta che spesso in Cambogia le donne non si rendono nemmeno conto che quelle che stanno subendo sono violenze inaccettabili, perché sono abituate a vedere discriminazioni e maltrattamenti fin da piccole. 

Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, il 25 per cento delle donne cambogiane avrebbero subito violenze fisiche e psicologiche dai propri partner.

Erin Bourgois, manager del programma dell’organizzazione Asia Foundation che sostiene l’applicazione di Sun, “Mettiamo fine alla violenza contro le donne” afferma che oltre all’esposizione ad atti di violenza da bambini, gli altri fattori che possono aver intensificato i maltrattamenti nel Paese sono l’abuso d’alcol, i bassi livelli di educazione e l’esposizione a media che non condannano le violenze.

In uno stato come la Cambogia dove il 94 per cento della popolazione possiede un cellulare e il 39 per cento degli abitanti delle zone cittadine ha uno smartphone, l’applicazione di Dany Sun non è l’unica che cerca di aiutare le donne.

Rachana Bunn, attivista di ActionAid Cambogia, ha ideato un sistema che permette alle donne di inviare tramite GPS la propria posizione a familiari e amici in caso di violenza.

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