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Venti gradi vicino al Polo: il caldo record nel villaggio più a nord del mondo

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 17 Lug. 2019 alle 15:36 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:56
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Caldo record ad Alert, l’insediemento abitato più a Nord del mondo

Estate da caldo record, anche al Polo Nord. L’attenzione dei climatologi si è concentrata su Alert, un piccolo villaggio in Canada, il centro abitato più a settentrione del mondo dove il termometro è salito a temperature che, in quella parte dell’emisfero, non erano mai state raggiunte.

Lo scorso 14 luglio, come riportato anche dal Corriere della Sera, il termostato in modo inaspettato ha segnato in modo stabile 20,5 gradi centigradi. Un livello mai raggiunto prima, fatta eccezione per un innalzamento delle temperature che si era registrato alle soglie degli anni Cinquanta dal Novecento quando l’insediamento, finora conosciuto solo in ambito militare, era stato costruito proprio a partire da una stazione meteorologica.

“È spettacolare, non ha precedenti”, ha commentato alla Cbc il ricercatore di Environment Canada David Phillips. Che ha aggiunto: “Non ho mai visto nulla di simile”, specificando come l’estate 2019 sia una delle più calde di sempre per l’Artide. “Temperature del genere non possono essere ignorate. E sono un indice del cambiamento climatico”.

Diverse sono le motivazione per spiegare l’eccezionalità dell’andata di caldo. Come riportato dal quotidiano di Via Solferino, che ha intervistato la scienziata Marina Baldi dell’Istituto di biometeorologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, le alte temperature sono assimilabili a “molti fenomeni analoghi che avvengono ormai in molte regioni del pianeta. Se questa rimane un’eccezione, come tale deve essere considerata, ma se tende a ripetersi allora il legame con il cambiamento climatico in atto troverebbe la sua spiegazione più attendibile. Del resto i fenomeni estremi sono proprio espressione del riscaldamento ambientale”.

Gli allarmi sullo scioglimento dei ghiacciai del Polo Nord sono lanciati da anni. Nel 2017 l’Amap (Arctic Monitoring and Assessment Programme) avevano pubblicato uno studio in cui lanciava l’allarme sulle conseguenze che temperature troppo alte avevano sui ghiacciai.

Il programma di monitoraggio dei ghiacci (cui partecipano Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Stati Uniti d’America e Svezia) aveva affermato che entro il 2030 il Mar Glaciale Artico potrebbe essere privo di ghiacci nella stagione estiva.