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Home » Esteri

Raid dell’esercito siriano colpiscono due mercati, almeno 50 le vittime

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Altri tre bambini sono rimasti uccisi da una pioggia di razzi lanciati dai ribelli islamisti. La tregua sempre più in bilico

Circa cinquanta civili sono morti martedì 19 aprile nei bombardamenti arerei su due mercati nella provincia di Idlib, nella Siria nord-occidentale. A compiere il massacro, secondo il Dipartimento di Stato americano, sarebbe stato l’esercito siriano.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, organizzazione dell’opposizione non radicale in esilio con sede a Londra, ha fatto sapere che almeno 37 civili sono rimasti uccisi nel mercato ortofrutticolo di Maaret al-Numan, altri sette in quello del pesce a Kafranbel, distante appena dieci chilometri.

Altri attacchi sarebbero stati condotti dal regime nella provincia di Latakia. L’area dall’anno scorso è largamente controllata dalle milizie qaediste del Fronte al-Nusra che, al pari dello Stato Islamico, è espressamente escluso dal sempre più fragile cessate il fuoco in vigore dal 27 febbraio scorso.

Nella stessa provincia oggi sono rimasti uccisi anche tre bambini a causa di una pioggia di razzi lanciati da ribelli islamisti sul villaggio sciita di Kafraya, insieme a Fuaa l’unica località ancora controllata dai governativi. 

L’attacco rappresenta una “pericolosa escalation” nel conflitto che da cinque anni insanguina la Siria, ha fatto sapere in una nota l’opposizione siriana, dopo aver annunciato martedi 19 aprile di aver rimandato la sua partecipazione ai negoziati di pace sulla Siria a tempo indeterminato.

Secondo l’esercito siriano, i bombardamenti nell’area di Latakia sarebbero stati una risposta agli attacchi dei ribelli.

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, tuttavia, sostiene che i negoziati di Ginevra “non siano congelati”, nonostante “alcuni attori” stiano cercando di farli deragliare.

 

 

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