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Di Battista
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Basta violenze in Myanmar

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Il presidente del Myanmar, Thein Sein, ha dichiarato il primo cessate il fuoco dopo 60 anni

L’incontro di ieri a Londra del presidente del Myanmar, Thein Sein, con David Cameron è da ricordare per due motivi. Innanzitutto si tratta della prima volta che un leader del Paese visita il Regno Unito da più di 25 anni; il secondo motivo riguarda l’annuncio di una tregua molto attesa in Myanmar.

Durante un discorso pubblico a Chatam House, Thein Sein ha infatti dichiarato che nelle prossime settimane ci sarà il primo cessate il fuoco dopo 60 anni di scontri con i ribelli musulmani.

Il presidente ha promesso “tolleranza zero” per le persone che “fomentano l’odio razziale” e ha assicurato che entro l’anno in Myanmar non ci saranno più prigionieri di coscienza. “La strada sarà segnata da difficili colloqui e duri compromessi, ma è ciò che deve essere fatto”, ha detto il leader.

Le dichiarazioni seguono a due anni di presidenza in cui Thein Sein ha già liberato alcuni prigionieri e ha accolto il leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi e il suo partito in parlamento. Inoltre, domenica scorsa il presidente ha sciolto una forza di sicurezza accusata di violenze contro il gruppo di musulmani Rohingya nello stato di Rakhine.

Il premier britannico David Cameron ha sottolineato la necessità di fermare la violenza etnica nel Paese e di garantire elezioni democratiche nel 2015. In questa visita a Londra, i due leader hanno discusso di commercio, aiuti e democrazia. Il Myanmar sta aprendo il suo mercato a investimenti stranieri nel settore del petrolio, del gas e delle telecomunicazioni e ha intenzione di finanziare turismo e salute.

Dopo l’intervento del presidente, il ministro allo sviluppo Justine Greening ha annunciato 34 milioni di euro al Myanmar “per fornire servizi sanitari essenziali, istruzione e aiuti umanitari alle persone colpite dal conflitto.” L’Ue e gli Stati uniti hanno già eliminato molte delle sanzioni comminate al Paese asiatico, aprendo a un mercato che conta potenzialmente 60 milioni di consumatori.

Gli attivisti, però, non sono del tutto convinti. Almeno 30 persone del gruppo Avaaz hanno protestato in occasione della visita davanti al parlamento britannico, con slogan come “Cameron – non lasciare che il Myanmar diventi il prossimo Rwanda”.

Negli scorsi anni almeno 237 persone sono state uccise in Myanmar a causa di violenze religiose, e il numero degli sfollati è di 150 mila. Nella maggior parte dei casi le vittime sono musulmani Rohingya, cui spesso non è ancora riconosciuta la cittadinanza.

Sono circa una dozzina i gruppi etnici che dal 1948 – data in cui il Myanmar ha acquisito l’indipendenza dalla Gran Bretagna – si sono scontrati col governo.

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