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Le bacchette per il cibo sono uno stereotipo razzista?

Una fotografa ha criticato come numerosi piatti orientali siano presentati ricchi di stereotipi, scatenando un dibattito sull'argomento

Di TPI
Pubblicato il 4 Mar. 2017 alle 12:11 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 22:40
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Immagine di copertina

Le bacchette, le celebri posate orientali, rappresentano uno stereotipo razzista secondo la fotografa statunitense di origine filippina Celeste Noche. Secondo l’autrice, infatti, i media che si occupano di cibo e cucina sono composti principalmente da bianchi e rivolti a un pubblico di bianchi, fatto che porta a descrivere i piatti orientali in maniera generalmente più esotica possibile introducendovi sempre le bacchette proprio per accentuare questo aspetto.

Secondo Celeste Noche, infatti, nelle presentazioni dei piatti realizzate dai media spesso e volentieri vengono introdotte le bacchette in modo arbitrario e improprio, come quando vengono infilate nel riso, fatto considerato offensivo in diverse culture asiatiche. Stesso discorso per le foglie di bambù e di banana, anch’esse inserite in modo arbitrario nei piatti e considerati da Celeste Noche uno stereotipo razziale.

Al centro degli attacchi della Noche c’è in modo particolare il cuoco e personaggio televisivo Andrew Zimmern, protagonista del programma Orrori da gustare, accusato di aver presentato un piatto filippino accompagnato da bacchette quando nelle Filippine si usano abitualmente cucchiai e forchette.

Queste accuse hanno inevitabilmente creato un dibattito su questo fatto. Secondo la sezione britannica del sito statunitense Breitbart, la posizione della Noche è stata portata avanti senza un apparente motivo dalla sezione tendenze della BBC: il podcast in cui la fotografa aveva denunciato la presunta discriminazione, comparso sul sito Racist Sandwich, aveva infatti ottenuto secondo Breitbart solamente 4 mi piace. L’attacco del sito conservatore ha colpito non tanto la Noche quanto la BBC, accusata di dichiararsi imparziale ma di dare nella sua sezione tendenze ampio spazio alle posizioni della sinistra più liberale.

Il dibattito ha inoltre coinvolto il Pembroke College dell’università di Cambridge, che ha rimosso dal menù alcuni piatti come lo stufato giamaicano e il riso tunisino che, a dispetto del nome, non sono particolarmente diffusi nei paesi in questione.

In seguito a questa decisione del Pembroke College, il giornalista dell’Evening Standard Sam Leith ha trovato singolare che in un periodo in cui le grandi conquiste della civiltà sono in parte messe in discussione si vada a porre un problema di civiltà su quanto autentico sia il cibo che mangiamo.

Su Facebook, molti utenti hanno invece commentato come il college sia accecato dagli integralisti del politicamente corretto.

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