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Attentato Strasburgo: “Bloccati nel parlamento Ue per ore. Scena indegna del leghista Ciocca”, parla l’eurodeputata Forenza

Intervista a Eleonora Forenza, eurodeputata che si è trovata bloccata nel Parlamento Ue di Strasburgo durante l'attentato

Di Anna Ditta
Pubblicato il 12 Dic. 2018 alle 17:48 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 23:49
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Immagine di copertina
Le porte chiuse della sede del parlamento europeo a Strasburgo la sera dell'attentato, l'11 dicembre 2018. Credit: Jean-Christophe VERHAEGEN / AFP)

Durante l’attentato al mercatino di Natale di Strasburgo costato la vita ad almeno tre persone, il parlamento europeo è stato sigillato per ragioni di sicurezza.

Eleonora Forenza, eurodeputata del gruppo GUE/NGL (Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica) ha raccontato a TPI.it le ore vissute senza poter uscire dal parlamento, con un riferimento anche alla polemica lanciata dall’eurodeputato della Lega Angelo Ciocca all’indomani dell’attentato.

Quando avete saputo dell’attacco in corso?

Erano circa le 20.30, circa una mezz’ora dopo l’attentato. Avevamo terminato da poco una riunione di gruppo e io avevo appena fatto una diretta Facebook sulle aggressioni fasciste a Bari, quando abbiamo appreso che stavano sigillando il parlamento europeo.

Da quel momento nessuno sarebbe potuto entrare né uscire, perché c’era stato un attacco – molto probabilmente di natura terroristica, ai mercatini di Natale di Strasburgo.

Quali notizie vi sono arrivate?

Notizie frammentarie. Non si conosceva il numero delle vittime né dei feriti. Arrivavano notizie contrastanti sul numero di vittime ma anche sulle operazioni di polizia in corso.

L’unica cosa che ci è stata comunicata con certezza è che non saremmo potuti entrare né uscire dal parlamento.

Intorno all’una di notte il presidente Tajani ci ha convocati nell’emiciclo della plenaria per comunicare quale fosse la situazione delle operazioni di polizia.

La persona indiziata non era stata fermata, per cui era possibile evacuare il parlamento solo rispettando alcune misure di sicurezza.

Chi aveva un alloggio nel centro della città poteva allontanarsi solo se scortato dalla polizia, quindi uscendo a scaglioni. Chi invece aveva un alloggio fuori dal centro poteva uscire ma a suo rischio e pericolo. Questo ha dato vita a una discussione per trovare una soluzione quanto più possibile sicura per tutte e per tutti, non solo per le deputate e i deputati, ma per tutte le persone che lavorano nel parlamento europeo.

Qual era e qual è adesso il vostro stato d’animo?

Di grande apprensione. La preoccupazione andava ben oltre le questioni logistiche in cui eravamo coinvolti per questo “auto-sequestro”.

Sapevamo di amici e colleghi fuori dal parlamento e non conoscevamo il numero delle vittime né la loro identità.

Oggi c’è una sensazione strana, quasi di esercizio alla convivenza con situazioni di questo tipo. È già successo a Bruxelles e purtroppo molti di noi hanno esperienza della situazione che si vive in queste circostanze. Questo deve farci riflettere.

A che ora siete potuti uscire?

Personalmente intorno alle 4 di stanotte. Stamattina siamo tornati in parlamento e abbiamo ripreso i lavori, c’è stata la commemorazione delle vittime, ma ancora non abbiamo notizie precise sulla situazione dei feriti, tra cui un giovane giornalista italiano.

C’è un’atmosfera un po’ surreale tra lavori parlamentari che procedono, perché il volgere a termine della legislatura richiede che si intensifichino, e allo stesso tempo la preoccupazione che tutti abbiamo sulla situazione.

Ho trovato particolarmente surreale ieri che continuasse il dibattito mentre la città era in subbuglio e noi stessi eravamo alla ricerca di notizie certe.

Quindi il dibattito non è stato interrotto?

No, è proseguito fino a mezzanotte circa.

Qualcuno ha criticato questa scelta?

Si voleva dar seguito ai lavori parlamentari. La discussione si è ripresa stamattina, devo dire in termini veramente squallidi. Lungi da me voler far polemica in un momento come questo, ed è per questo che ho evitato di fare dichiarazioni in aula.

Stamattina abbiamo assistito a una scena indegna di un deputato della Lega, Ciocca, che sosteneva che ci stiamo rendendo corresponsabili di quanto accaduto perché non individuiamo nel terrorismo islamico derivante dal fatto che le frontiere dell’Europa sono aperte la causa di questi attentati. Ha esibito un gilet giallo e comunicato la volontà di andar via da Strasburgo.

Credo che questo nulla abbia a che fare con il rispetto e il cordoglio per le vittime, ma con l’incapacità di osservare il silenzio.

Mi dispiace che anche in una situazione del genere deputati italiani abbiano dato uno spettacolo a mio avviso non molto edificante.

Pensa che la sicurezza sia stata garantita per tutte le persone che lavorano nell’europarlamento?

Secondo me sì, considerando anche il numero limitato di forze dell’ordine a disposizione. Non mi sento di dire che ci siano state manchevolezze.

Era sicuramente una situazione difficile da gestire, con un po’ di disponibilità si sarebbero forse evitati anche i momenti di nervosismo che ci sono stati ieri sera, durante la discussione in aula, sul fatto che dovessero uscire prima i deputati o gli assistenti.

Per me era assolutamente ovvio che non si potessero fare “graduatorie” di questo tipo, infatti poi questo non è accaduto.

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