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Cosa sappiamo finora sugli accoltellamenti vicino alla vecchia sede di Charlie Hebdo, a Parigi

Almeno due feriti. Fermati i due sospetti aggressori: si indaga per terrorismo

Di Anna Ditta
Pubblicato il 25 Set. 2020 alle 14:08 Aggiornato il 25 Set. 2020 alle 17:15
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Immagine di copertina
Polizia nella zona dell'attacco. Credit: EPA/IAN LANGSDON

Cosa sappiamo finora sugli accoltellamenti vicino alla vecchia sede di Charlie Hebdo, a Parigi

Un nuovo attacco ha colpito la città di Parigi, dove almeno due persone sono rimaste ferite nella zona vicino la vecchia redazione di Charlie Hebdo – teatro, il 7 gennaio 2015, di una strage dove morirono 12 persone – dopo essere state aggredite in strada con coltello o machete. L’inchiesta è stata affidata all’antiterrorismo. Due sospetti sono stati fermati nei pressi della Bastiglia (qui chi sono i due sospettati). La presunta arma del delitto è una mannaia da cucina, successivamente ritrovata accanto alla fermata della metropolitana di Richard Lenoir.

Il tipo di attacco – avvenuto contro due collaboratori di una società di produzione di giornalismo investigativo – e la coincidenza della zona risveglia l’incubo di quanto accaduto il il 7 gennaio 2015, ma non è ancora chiaro quale sia il legame tra l’attacco di oggi e l’attentato avvenuto cinque anni fa. Ecco cosa sappiamo finora:

Colpiti due collaboratori di un’agenzia di stampa

L’attacco è avvenuto di fronte alla sede di Premières Lignes Television, agenzia di stampa e società di produzione tv, che in passato prodotto anche un documentario sugli jihadisti. La sede di trova tra Rue Nicolas Appert e rue Gaby Sylvia e ha l’ingresso al civico 10 (mentre l’ex sede di Chiarlie Hebdo è al civico 6).

A essere colpiti sono stati due giovani collaboratori della società che stavano fumando fuori in strada davanti alla targa che omaggia le vittime di Charlie Hebdo. A confermarlo è stato il giornalista Paul Moreira, fondatore della società, a BFMtv. Moreira ha detto di non aver mai ricevuto minacce.

“Sono stati colpiti davanti al palazzo della nostra sede, l’attentatore poi è scappato, non è entrato nel palazzo”, ha raccontato il giornalista. “Non è un caso, c’è il processo in corso per l’attentato a Charlie, sono gli stessi locali, queste persone sono state attaccate di nuovo e non sono state protette. È doloroso”.

Un altro dipendente di Premières Lignes ha dichiarato: “Due colleghi erano scesi a fumare una sigaretta fuori dal palazzo, in strada. Ho sentito delle grida e mi sono affacciato alla finestra e ho visto una di loro ricoperta di sangue, aggredita da un uomo con un machete”.

I feriti sono stati trasferiti all’ospedale Salpetriere. Secondo un testimone che ha avvertito la polizia, la prima persona ad essere stata colpita è una donna, aggredita davanti al murales in omaggio ai fumettisti di Charlie Hebdo uccisi nell’attentato terroristico del 2015 dopo la pubblicazione di caricature del profeta Maometto. Nei giorni scorsi il settimanale satirico aveva ripubblicato le caricature in coincidenza dell’inizio del processo, e al Qaeda ha minacciato nuovi attacchi.

Fermati due sospetti: si indaga per terrorismo

Poco dopo l’attacco sono stati fermati due sospetti vicino a piazza della Bastiglia, nell’11esimo arrondissement di Parigi. Uno dei fermati, secondo quanto riferisce radio Europe 1, aveva “numerose macchie di sangue addosso”. Il principale sospettato è un pachistano di 18 anni, conosciuto dalla polizia per reati comuni. Non ha precedenti per radicalismo islamico. Con lui – riferisce la procura – è stato fermato un uomo di 33 anni il cui ruolo resta però “da definire”.

La procura anti-terrorismo di Parigi ha preso in carico il caso, aprendo un’inchiesta per “tentato omicidio in relazione a un’azione terroristica, associazione terroristica criminale”.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, segue da vicino gli sviluppi della situazione, secondo quanto riferito dall’Eliseo. Al ministero dell’Interno è stata allestita una unità di crisi, dove si sono recati il ministro Gerald Darmanin e il primo ministro Jean Castex, che ha interrotto una visita in una banlieue.

Concluse le verifiche sul pacco sospetto: non è un ordigno

Non si tratta di un ordigno: è questo l’esito delle verifiche degli artificieri, intervenuti perché nei pressi della zona dove è avvenuto l’accatto è stato ritrovato anche un pacco sospetto. Per questa ragione, la polizia ha allargato la zona isolata intorno all’ex redazione di Charlie Hebdo e ha chiesto l’intervento delle Bri (Brigate di ricerca e intervento). Ma si trattava di un falso allarme.

Migliaia di alunni bloccati nelle scuole

A causa dell’attacco migliaia di alunni delle scuole del terzo, quarto e 11esimo arrondissement sono stati temporaneamente confinati nelle loro scuole di Parigi, come ha annunciato il responsabile Ariel Weil. La polizia ha chiesto ai genitori di non andare a prenderli “finché non sarà tuttto sotto controllo”. Su Twitter l’appello a evitare la zona.

La strage alla redazione di Charlie Hebdo del 2015

La strage alla redazione parigina del giornale satirico Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015 rappresenta una delle pagine più buie della Francia del dopoguerra.  Nell’attentato rivendicato da Al Qaeda nella Penisola Arabica (Ansar al-Sharia), branca yemenita della rete del terrore, morirono 12 persone. A sparare furono i fratelli Said e Cherif Kouachi e Amédy Coulibaly, in seguito uccisi dalle forze speciali e della gendarmeria dopo aver seminato per tre giorni il terrore nell’area di Parigi.

Il settimanale satirico, dallo spirito caustico e irriverente, era nel mirino degli islamisti perché nel febbraio 2006 aveva ripubblicato le controverse caricature di Maometto del giornale danese Jyllands-Posten e spesso ironizzava sull’Islam nelle sue vignette. L’attacco fu messo a segno dal commando armato di kalashnikov che fece irruzione nella sede del giornale e uccise, tra gli altri, otto giornalisti e due agenti assegnati alla protezione del direttore, un ospite che era stato invitato alla riunione di redazione e il portiere dello stabile. A cadere sotto i colpi dei terroristi furono il direttore del settimanale, Stephan Charbonnier, detto Charb, e i più importanti vignettisti: Cabu, Tignous, Philippe Honore’ e Georges Wolinski, molto famoso anche in Italia. Per la Francia si aprì una stagione di terrore che sarebbe proseguita con gli attentati del 13 novembre 2015 al teatro Bataclan, allo Stade de France e a tre ristoranti parigini, in cui persero la vita 130 persone, e con la strage di Nizza sulla Promenade des Anglais del luglio 2017 che fece 87 morti.

Nei giorni scorsi, i giornalisti di Charlie Hebdo avevano subito minacce di morte dopo la ripubblicazione delle vignette del 2005. Il 23 settembre il quotidiano aveva pubblicato una lettera aperta in difesa della libertà. “Negli ultimi cinque anni, donne e uomini nel nostro paese sono stati assassinati da fanatici, a causa delle loro origini o delle loro opinioni. Giornalisti e fumettisti sono stati giustiziati per impedirgli di scrivere e disegnare liberamente. […] Ricordiamo qui, in solidarietà con Charlie Hebdo, che ha pagato la sua libertà con il sangue dei suoi collaboratori, che in Francia il reato di blasfemia non esiste. Alcuni di noi sono credenti e possono comprensibilmente essere scioccati dalla blasfemia. Tuttavia, si associano senza riserve al nostro approccio. Perché difendendo la libertà di bestemmiare, non è la bestemmia quello che difendiamo, ma la libertà”.

Leggi anche: Parigi, attacco con coltello vicino alla ex sede di Charlie Hebdo: “Tre feriti gravissimi”. Fermato un sospetto vicino la Bastiglia

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