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Parigi, 7 persone fermate per l’attacco vicino alla ex sede di Charlie Hebdo. Scarcerato un sospettato

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 25 Set. 2020 alle 12:39 Aggiornato il 26 Set. 2020 alle 08:39
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Immagine di copertina

Sono sette le persone arrestate in relazione all’attacco davanti alla ex redazione della rivista satirica Charlie Hebdo a Parigi, in cui sono rimaste ferite due persone a colpi di mannaia. Poco dopo l’attacco, secondo le autorità di matrice terroristica, la polizia ha fermato il principale sospettato, un 18enne pakistano, conosciuto dalla polizia per reati comuni. Non ha precedenti per radicalismo islamico. E’ stato invece scarcerato il secondo uomo fermato poco dopo l’attacco. Una fonte giudiziaria ha spiegato che l’uomo non ha a che fare con quanto accaduto. La stessa fonte ha riferito che è stato fermato nella notte un ex coinquilino del principale sospettato. Le persone fermate sono sette: il principale sospettato, un 18enne pakistano che ha “riconosciuto i fatti”; cinque persone – nate tra il 1983 e secondo quanto trapelato di origine pakistana – durante una perquisizione a nord di Parigi in quella che è considerata l’abitazione del 18enne e il suo ex conquilino.

Secondo una prima ricostruzione, i feriti, entrambi in gravi condizioni, sono un uomo e una donna, entrambi dipendenti della società di produzione Premières Lignes. I due si trovavano fuori dall’ufficio, in rue Nicolas-Appert, quando sono stati attaccati. “Due colleghi stavano fumando una sigaretta in fondo all’edificio, in strada. Ho sentito delle urla. Sono andato alla finestra e ho visto un mio collega insanguinato che veniva inseguito da un uomo. Sappiamo che i nostri due colleghi sono feriti, ma al momento non sappiamo altro” ha dichiarato un collega dei due, interpellato dalla France Press.


È stato schierato un imponente dispositivo di sicurezza e il municipio dell’XI arrondissement ha deciso di chiudere scuole, asili nido e residenze per anziani. Nei giorni scorsi, i giornalisti di Charlie Hebdo avevano subito minacce di morte dopo la ripubblicazione delle vignette del 2005. Il 23 settembre il quotidiano aveva pubblicato una lettera aperta in difesa della libertà. “Negli ultimi cinque anni, donne e uomini nel nostro paese sono stati assassinati da fanatici, a causa delle loro origini o delle loro opinioni. Giornalisti e fumettisti sono stati giustiziati per impedirgli di scrivere e disegnare liberamente. […] Ricordiamo qui, in solidarietà con Charlie Hebdo, che ha pagato la sua libertà con il sangue dei suoi collaboratori, che in Francia il reato di blasfemia non esiste. Alcuni di noi sono credenti e possono comprensibilmente essere scioccati dalla blasfemia. Tuttavia, si associano senza riserve al nostro approccio. Perché difendendo la libertà di bestemmiare, non è la bestemmia quello che difendiamo, ma la libertà”.

Un testimone ha raccontato a BFMTV: “Ho sentito delle grida, mi sono affacciato alla finestra e ho visto una giovane donna con una ferita alla testa e del sangue sul viso, era nel panico. Veniva dal palazzo della vecchia sede di Charlie Hebdo”. Un tweet della polizia invita gli abitanti a tenersi lontani dalla zona di boulevard Richard Lenoir, non lontano dalla ex sede del giornale Charlie Hebdo. Il premier francese Jean Castex ha confermato che si tratta di un attentato armato lasciando dopo poco la conferenza stampa per seguire le indagini.

Il presidente francese, Emmanuel Macron, segue da vicino gli sviluppi della situazione dopo l’attacco all’arma bianca a Parigi. Lo riferisce l’Eliseo. Anche il premier italiano Giuseppe Conte ha commentato l’accaduto. “Solidarietà alla Francia per il vile attacco nei pressi della ex sede di Charlie Hebdo. Siamo vicini al popolo francese e seguiamo con apprensione l’evolversi della situazione. L’Italia è al fianco di chi combatte ogni forma di violenza”.

La strage alla redazione parigina del giornale satirico Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015 rappresenta una delle pagine più buie della Francia del dopoguerra.  Nell’attentato rivendicato da Al Qaeda nella Penisola Arabica (Ansar al-Sharia), branca yemenita della rete del terrore, morirono 12 persone. A sparare furono i fratelli Said e Cherif Kouachi e Amédy Coulibaly, in seguito uccisi dalle forze speciali e della gendarmeria dopo aver seminato per tre giorni il terrore nell’area di Parigi. “Si ricomincia, la stessa paura di 5 anni fa, le stesse immagini per strada, fa male al cuore”, ha commentato a Le Parisien un residente di Boulevard Richard Lenoir.

“L’attentato all’arma bianca vicino la sede di Charlie Hebdo, a Parigi, è stato chiaramente un atto di terrorismo islamista“: lo ha detto il ministro dell’Interno, Gérald Moussa Darmanin, a France 2. “È la strada dove si trovava Charlie Hebdo, è il modo di operare dei terroristi islamisti: è chiaro, senza dubbio, che si tratta di un nuovo sanguinoso attacco contro il nostro Paese”, ha aggiunto il ministro parlando all’emittente francese.

Notizia in aggiornamento*

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