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L’Associazione italiana turismo responsabile lascia l’Egitto: prima la verità su Giulio Regeni

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Sospese tutte le attività e la programmazione di viaggi fino a quando non sarà fatta chiarezza sulla morte del ricercatore italiano

La vicenda sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano scomparso al Cairo il 25 gennaio e ritrovato senza vita il 3 febbraio con evidenti segni di torture, ha messo in crisi il turismo in Egitto. 

L’Associazione italiana turismo responsabile (Aitr) ha annunciato in un comunicato stampa di voler sospendere tutte le attività e la programmazione di viaggi in Egitto finché non si giungerà alla verità sulla morte dello studente italiano.

A febbraio lo stesso presidente dell’Ente del turismo egiziano Mohamed Abdel Gabbar aveva annunciato la sospensione di tutti gli investimenti per la promozione del turismo in Italia.

Il turismo dal nostro paese verso l’Egitto, secondo le stime del ministero del paese nordafricano, è crollato del 90 per cento rispetto all’estate del 2015, a causa dei timori in seguito all’attacco al consolato italiano al Cairo e agli attentati nella vicina Tunisia.

Nel 2010 a visitare il paese furono oltre un milione di italiani, scesi a circa 300mila nel 2015. Dall’inizio del 2016 a Sharm El Sheikh sono  stati registrati 208 italiani, mentre a Marsa Alam circa 800.

“Un viaggio e una vacanza non sono possibili in un contesto di dolore e di indignazione”, ha sottolineato il presidente dell’Aitr che auspica “un’onesta collaborazione” che “porti alla verità” per “ristabilire tutte le relazioni, in un quadro di rispetto e fiducia reciproci e sicurezza”

Quanto sia realistico in questo momento sperare di far tornare la fiducia nella destinazione, ma soprattutto nelle istituzioni egiziane, da parte del pubblico italiano è molto difficile dirlo.

Sabato 2 aprile il governo egiziano ha provato a scacciare le ombre di depistaggio o insabbiamento del caso Regeni, assicurando che l’uccisione del ricercatore italiano è stato “un atto isolato” e che l’impegno del Cairo per scoprire la verità è “totale”.

Ma a pochi giorni dall’annunciato arrivo a Roma della delegazione di investigatori egiziani per fornire elementi concreti di collaborazione ai nostri inquirenti, il confronto non è ancora stato confermato.

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