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Von der Leyen: “Abbiamo contatti operativi coi talebani, ma non c’è dialogo politico”

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La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Credit: ANSA

“Abbiamo contatti operativi con i talebani, necessari per consentire le evacuazioni dall’Afghanistan, ma non c’è nessun dialogo politico” con i combattenti islamisti. Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, oggi, sabato 21 agosto 2021, a margine della visita a Madrid, in Spagna, all’hub per i profughi afghani.

“È molto importante distinguere due piani”, ha spiegato la leader Ue. “Abbiamo contatti operativi con i talebani adesso, durante la crisi, perché dobbiamo discutere ad esempio di come poter consentire alle persone a Kabul di raggiungere l’aeroporto. In questo caso bisogna parlarci se si vogliono salvare delle vite. Ma è una cosa completamente diversa dal dialogo politico: non c’è dialogo politico coi talebani, non riconosciamo i talebani”.

Le parole di von der Leyen arrivano poche ore dopo che la cancelliera tedesca Angela Merkel – ex primo ministro della stessa von der Leyen – ha sostenuto la necessità di “parlare con i talebani” per fare in modo che i cittadini afghani che sono in pericolo “possano lasciare il Paese”.

Il dibattito sulla necessità di dialogare con i fondamentalisti islamici tornati al potere in Afghanistan è acceso anche in Italia. Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, è finito nel mirino delle critiche per aver affermato, appunto, che occorre aprire un “dialogo serrato” con i talebani, favorito anche dal loro “atteggiamento distensivo”. Oggi su TPI è intervenuto sul tema l’ex deputato M5S Alessandro Di Battista, anche lui convinto che “chi è interessato davvero al popolo afghano dovrà parlare con i talebani” [Leggi l’articolo].

“Dobbiamo dare aiuto a coloro che sono rimasti in Afghanistan”, ha sottolineato von der Leyen. “Siamo impegnati nel supporto alle Ong che operano nel Paese. Gli ultimi sviluppi ci dicono che le esigenze sul fronte umanitario stanno aumentando e coinvolgono in particolare donne e bambini. Dobbiamo evitare che le persone finiscano nella mani dei trafficanti di essere umani”.

“A chi non può tornare o restare a casa, dobbiamo offrire delle alternative”, ha aggiunto la presidente della Commissione europea. “Ciò significa, in primo luogo, che dobbiamo offrire percorsi legali e sicuri a livello globale, organizzati da noi, a coloro che hanno bisogno della nostra protezione”.

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