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“Colpiscono noi giovani per fermare l’Afghanistan”: gli studenti raccontano l’attacco all’Università di Kabul

Di Bianca Senatore
Pubblicato il 2 Nov. 2020 alle 16:54
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Immagine di copertina

“Non so come possa essere viva. Sono viva? Ti sto davvero scrivendo?”. Sono le prime cose che Shah Asifi ha detto dopo che l’esercito l’ha portata in salvo nel piazzale che circonda l’Università di Kabul. Questa mattina un gruppo di uomini armati hanno fatto irruzione tra le aule dell’ateneo della capitale afghana e hanno iniziato a sparare e a far esplodere ordigni nelle aule. A quell’ora l’ateneo era pieno di studenti e coloro che si sono trovati proprio di fronte agli attentatori non hanno avuto scampo.

“Ho sentito le grida, gli spari, poi ho visto il fumo e in una frazione di secondi mi sono trovata a scappare via mentre sentivo ancora colpi e strazi di amiche che non riuscivano a trovare l’uscita”, racconta Shah. Poi va via la linea. L’area attorno al campus è stata per ore nel caos e centinaia di studenti continuavano a evacuare le aule, mentre i feriti sono stati trasportati fuori dall’edificio. Gli studenti erano atterriti, sppaventati ma anche molto arrabbiati e hanno voluto testimoniare con foto e video l’orrore avvenuto.

Rà studia programmazione di software ed era lì quando è scoppiato il caos. “Ho visto morire compagni di studio”, racconta lo studente. “Ho visto le aule distrutte, banchi e scrivanie scaraventate in aria, ho visto amici in panico al secondo piano che hanno cercato di saltare fuori dalla finestra”. Appena uscito si è trovato sangue addosso e non ha capito subito se fosse il suo o quello di qualcuno colpito proprio accanto a lui.  “Hanno colpito le ragazze, ho visto più ragazze per terra”, insiste. “Sono sicuro che vogliono impaurire loro e bloccare il futuro di tutti noi giovani”, dice ancora Rà.

Farah Nikzaad era vicino al luogo della prima sparatoria. “Sono scappata da un cancello laterale con altre tre ragazze e attraversando le sale ho visto un’amica a terra, nel sangue”, racconta. “Non so ancora se sia morta o solo ferita, non abbiamo potuto fermarci. Sentivano la polizia che urlava di uscire e di isolare la zona dell’attacco ma in quel momento non si capiva nemmeno quale fosse la zona dell’attacco”.

Anche Milad Kohistani, che studia public policy all’università è rimasto ferito alla testa ma è riuscito a scappare via. “Un minuto prima sei tranquillo a studiare e scherzare con gli amici, l’attimo dopo sei in un inferno e senti in bocca il sapore del sangue e in quel momento, tra spari, fumo, panico, non riesci a capire nemmeno dove sei stato colpito e se stai per morire”, racconta Milad. “Ho visto amici martirizzati e il tempo che le forze di polizia hanno impiegato per arrivare è stato interminabile. Non so dire quanto, ma nel frattempo siamo rimasti imprigionati con gli assalitori. Ora sto bene”, specifica. “Ho avuto solo una ferita superficiale e ringrazio Allah per questo perché so che altri non ce l’hanno fatta e ora possiamo solo pregare per loro”.

Gli assalitori hanno ucciso 20 persone, tra studenti e professori e hanno preso in ostaggio alcuni studenti, intrappolati nelle aule durante il conflitto a fuoco con le forze di sicurezza accorso poco dopo l’attacco. “So che una mia amica è stata presa in ostaggio, ma non sappiamo ancora bene cosa sia capitato”, racconta Fazila Niazi, rimasta per molte ore all’esterno dell’università, tra centinaia di studenti impauriti.

I talebani hanno preso le distanze dall’attacco e hanno negato ogni coinvolgimento accusando l’Isis di aver computo il massacro all’università ma il modus operandi è sempre lo stesso, qualunque sia l’organizzazione terroristica che mette a segno l’attentato. “Non è la prima volta che i terroristi colpiscono l’università e in generale ogni centro del sapere”, ha detto a TPI Zabihullah Farhang, portavoce e capo delle pubbliche relazioni dell’Afghan Independet Human Right Commission, AIHRC. “Il mese scorso c’è stato un attentato suicida in un centro educativo nel quartiere a maggioranza sciita Dasht-e-Barchi e l’anno scorso hanno fatto esplodere una bomba fuori dai cancelli dell’università e quel giorno morirono 8 studenti”.

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