Accordi di Abramo con Israele e cooperazione nucleare tra Usa e Arabia Saudita: le condizioni di Donald Trump per Riad
Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato che la cooperazione atomica civile con il regno sarà subordinata alla normalizzazione dei rapporti con Tel Aviv, una prospettiva accolta positivamente dal premier Benjamin Netanyahu. Riad invece tace. Un intreccio diplomatico e strategico che si consuma tra annunci social, prudenze ufficiali e sottili timori di proliferazione atomica
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sparigliato le carte anche oggi dichiarando, con un post sul suo social Truth, che il nuovo accordo siglato con l’Arabia Saudita per lo sviluppo di un programma nucleare civile sarà approvato solo a condizione che Riad aderisca formalmente agli Accordi di Abramo, normalizzando le relazioni con Israele.
Un requisito perentorio che segna un netto cambio di passo rispetto all’annuncio dell’intesa da parte del dipartimento statunitense dell’Energia e che ha già ricevuto il plauso del premier israeliano Benjamin Netanyahu, mettendo però in imbarazzo la più potente monarchia del Golfo, che ha sempre legato la normalizzazione dei rapporti con Tel Aviv a un percorso politico volto alla nascita di uno Stato palestinese.
Il nodo palestinese
“L’accordo sul nucleare civile stipulato tra il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, che riguarda esclusivamente usi non militari come quelli già praticati da Iran, Emirati Arabi Uniti e altri paesi, sarà approvato, ma è totalmente subordinato all’adesione dell’Arabia Saudita ai prestigiosi e collaudati Accordi di Abramo”, ha scritto oggi, chiaro e tondo, il presidente Usa.
L’uscita di Trump ha trovato un’immediata sponda a Gerusalemme. L’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto con favore la prospettiva dell’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo, definendola in una nota “uno storico passo avanti per la pace in Medio Oriente”. Una presa di posizione ufficiale che si è concentrata esclusivamente sulla convergenza diplomatica, senza fare alcun cenno all’accordo destinato a rafforzare il programma nucleare civile saudita.
Ieri, in Israele, era esplosa l’indignazione, specialmente tra gli oppositori politici del premier, terrorizzati all’idea che l’accordo potesse permettere al regno di arricchire l’uranio e riprocessare il plutonio aprendo la strada a un vero e proprio arsenale militare atomico saudita.
Da parte sua, Riad non ha commentato le affermazioni dell’inquilino della Casa bianca ma non ha annunciato alcun cambio di linea in merito. Il regno ha sempre ribadito che non ci sarà alcun riconoscimento di Israele finché non verrà tracciato un percorso praticabile e chiaro verso la creazione di uno Stato palestinese indipendente. Si tratta di una condizione chiave che si scontra frontalmente con la linea di Netanyahu, che ha espressamente respinto l’idea di uno Stato palestinese ritenendola del tutto insostenibile per la sicurezza di Israele.