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Home » Esteri

“A morte i blogger atei!”

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Una manifestazione islamista a Dhaka chiede la pena di morte contro i blogger che insultano l'Islam

Centinaia di migliaia di persone hanno protestato in Bangladesh sabato scorso per chiedere al governo di introdurre una legge anti-blasfemia, che preveda anche la pena di morte per i blogger che insultano l’Islam. I manifestanti sono stati circa 200 mila per il vice commissario di polizia di Dhaka Sheikh Nazmul Alam, mentre gli organizzatori della protesta hanno detto che il numero ammonta a più di mezzo milione. 

La manifestazione è stata chiamata la “lunga marcia”, poiché molti hanno cominciato a viaggiare a piedi il venerdì da villaggi remoti verso l’area Motijheel di Dhaka, dove si è svolta la protesta.

I sostenitori di Hefazat-e-Islam, un gruppo islamico che trae sostegno da decine di migliaia di seminari religiosi, si sono radunati nel quartiere commerciale di Dhaka per protestare contro le blasfemie scritte in rete da blogger atei, al grido di “Dio è grande – impicchiamo il blogger ateo”.

Per anni è infuriato un dibattito rumoroso fra atei convinti e fondamentalisti nei social media del Bangladesh, ma a febbraio c’è stata una svolta violenta quando un blogger anti-Islam è stato assassinato.

Alcuni blogger di recente avevano avviato un sit-in in piazza Shahbagh chiedendo la pena di morte per le persone coinvolte nei crimini di guerra perpetrati più di quattro decenni fa, ai tempi dell’indipendenza del Paese nel 1971.

Nel sit-in, i manifestanti a piazza Shahbagh avevano chiesto la chiusura di Jamaat-e-Islami, il più grande partito islamico in Bangladesh, che si oppose all’indipendenza del Bangladesh. Gli attivisti online che hanno avuto un ruolo nell’organizzare il sit-in hanno inoltre negato di essere atei.

Quattro blogger sono stati arrestati con l’accusa di ferire i sentimenti religiosi islamici in un Paese dove il 90 per cento della popolazione è musulmana. A seguito delle proteste sul tribunale per i crimini di guerra, il governo ha bloccato una decina di siti web e blog per arginare i disordini. Ha inoltre istituito un gruppo, che comprende capi dell’intelligence, per monitorare i casi di blasfemia sui social media. In base alle leggi del Paese, un blogger può scontare fino a dieci anni di carcere per aver diffamato una religione.

In una intervista alla BBC, la premier Sheikh Hasina ha però respinto con forza la proposta degli islamisti di una nuova legge antiblasfemia, affermando che nel Paese esistono già leggi sufficienti per punire chiunque offenda la religione.

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