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Almeno 100 persone risultano disperse per il naufragio di un gommone avvenuto il 3 novembre nel Mediterraneo

Immagine di copertina
Credit: AFP PHOTO / Alessio Paduano

Secondo i dati della procura di Salerno sono 26 le persone decedute nel naufragio, tutte donne e 100 i dispersi

Secondo la procura di Salerno sono circa 100 i migranti dispersi in mare dopo il naufragio di un gommone al largo delle coste libiche avvenuto lo scorso 3 novembre.

L’imbarcazione era stata soccorsa dalla nave spagnola Esps Cantabria, impegnata nella missione Sophia della marina militare dell’Unione europea ”Eunavfor Med”, sotto il coordinamento della guardia costiera italiana.

Sempre secondo i dati della procura sono 26 le persone decedute nel naufragio, tutte donne.

Le salme delle giovani erano state recuperate della nave Cantabria e condotte nel porto della città campana il 5 novembre.

L’intervento della nave spagnola ha comunque permesso di trarre in salvo 64 migranti, tra i quali 6 bambini e 2 donne in stato di gravidanza. A bordo del gommone, secondo le testimonianze rese da alcuni dei sopravvissuti, vi erano circa 150 persone e il recupero di soli 64 migranti vivi consente di affermare che quelli caduti in mare fossero circa un centinaio.

A Salerno erano giunti 401 migranti, tutti soccorsi e recuperati in 4 distinti interventi di “search and rescue” effettuati a largo delle coste libiche il 3 novembre scorso.

La notizia giunge a pochi giorni dalle polemiche scoppiate per le rivelazioni di alcune ong impegnate nelle operazioni di salvataggio di migranti nel Mediterraneo, che accusano la Guardia costiera libica di azioni violente contro i migranti.

Gennaro Giudetti l’ha visto con i suoi occhi e l’ha raccontato a TPI.

Era a bordo della nave dell’ong Sea Watch il 6 novembre, quando un gommone pieno di migranti è naufragato in acque internazionali, a trenta miglia dalla Libia, lasciando circa 50 dispersi in mare.

Quando i gruppi di salvataggio dell’ong hanno raggiunto l’imbarcazione, hanno trovato il gommone dei migranti distrutto e legato a una motovedetta della Guardia costiera libica, che non si era coordinata con le altre navi allertate per il soccorso e non si era occupata dei salvataggi.

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