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Renzi dice che Quota 100 costerà 20 miliardi in tre anni. Ma non è vero

Le adesioni al pensionamento anticipato sono meno del previsto: la spesa complessiva per la misura non supererà i 15 miliardi

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 22 Ott. 2019 alle 15:54 Aggiornato il 11 Nov. 2019 alle 14:02
Immagine di copertina
Matteo Renzi, leader di Italia Viva. Credit: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Da settimane Matteo Renzi attacca Quota 100 affermando che la misura avrà un costo di 20 miliardi di euro in tre anni.

Il leader di Italia Viva ha insistito sul tema sia durante il duello tv con Matteo Salvini sia nel corso della Leopolda 2019. Secondo Renzi, Quota 100 è “ingiusta”, perché “dà soldi solo ad alcuni” e penalizza i giovani.

L’ex premier ha annunciato la presentazione di un emendamento alla manovra economica che punta a cancellare la misura. “Quando diciamo che Quota 100 non va bene – precisa – non stiamo attaccando gli anziani, stiamo dicendo che 20 miliardi di euro in tre anni per 150mila persone sono un’assurdità”.

In realtà non è vero che Quota 100 costerà 20 miliardi di euro, e non è nemmeno vero che a beneficiarne saranno solo 150mila persone. Tra poco spiegheremo il perché, numeri alla mano, ma intanto precisiamo cos’è Quota 100.

Cos’è Quota 100

Quota 100 è una misura di pensionamento anticipato introdotta nel gennaio 2019 dal Governo Conte 1, sostenuto da M5S e Lega. La misura prevede che si possa andare in pensione in anticipo sui tempi previsti dalla riforma Fornero a condizione che si abbiano almeno 62 anni di età e 38 di contributi versati (62+38=100, da qui il nome “Quota 100”). In cambio di questo “sconto” sui tempi, l’assegno della pensione viene leggermente ridotto.

Quota 100 non è una misura strutturale, ma una sperimentazione di durata triennale. In altre parole, al momento della sua introduzione, il Governo gialloverde aveva previsto che sarebbe restata in vigore per gli anni 2019, 2020 e 2021, rinviando al futuro la valutazione su un eventuale rinnovo.

Quanto costa Quota 100

Quanto costa Quota 100? Al momento della sua introduzione, il Governo Conte 1 ha previsto uno stanziamento di 3,8 miliardi di euro per il 2019, di 7,8 miliardi nel 2020 e di 8,3 miliardi nel 2021. Il totale fa 19,9 miliardi di euro in tre anni. Dunque Renzi ha ragione a parlare di spesa complessiva pari a 20 miliardi? No, ora vediamo perché.

Nei suoi primi otto mesi di operatività Quota 100 si è rivelata molto meno appetibile per i contribuenti di quel che sembrava. Per l’anno in corso M5S e Lega avevano previsto che sarebbero arrivate all’Inps 290mila domande di adesione, ma al 30 settembre 2019 le domande formulate sono meno di 185mila e quelle accolte sono state circa 114mila.

Già a questo punto risulta evidente come sia poco verosimile l’affermazione di Renzi secondo cui i beneficiari di Quota 100 saranno 150mila in tre anni. Sebbene le domande presentate e accolte siano state finora molte meno di quanto era stato previsto, è prevedibile che nell’arco del triennio sarà superata quota 300mila.

Quanto ai costi, la sovrastima sulle adesioni ha fatto sì che anche la spesa sia stata inferiore alle attese. Secondo un rapporto inviato dall’Inps al Parlamento a settembre, i costi complessivi di Quota 100 nel 2019 non dovrebbero superare i 2,1 miliardi di euro, a fronte dei 3,8 miliardi stanziati. Si tratta di un risparmio di circa un terzo sullo stanziamento annuo.

Anche per i prossimi anni si prevede che la misura registrerà meno adesioni del previsto e quindi ci dovrebbero essere ulteriori risparmi di spesa. Quanto? Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha calcolato che nel 2020 potrebbero avanzare altri 2,3 miliardi di euro, ma non si è spinto a fare ipotesi sul 2021. Uno studio della Cgil ritiene che nel triennio il risparmio complessivo potrebbe essere pari a 7 miliardi di euro.

In sostanza, per Quota 100 il Governo M5S-Lega aveva effettivamente previsto una spesa di circa 20 miliardi di euro in tre anni, ma alla prova dei fatti il costo complessivo della misura non dovrebbe superare i 13/15 miliardi.

Anche il Ministero dell’Economia nelle scorse settimane è intervenuto una nota stampa per chiarire l’ammontare della spesa prevista per la misura pensionistica, sottolineando che Quota 100 costerà “sensibilmente” di meno rispetto ai 20 miliardi stimati.

La spesa del sistema previdenziale in Italia

Nel 2018 la spesa complessiva per le pensioni in Italia è stata pari a 204,3 miliardi di euro. Al primo gennaio 2019 le pensioni erogate risultano essere 17,8 milioni.

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Considerando che Quota 100 nel 2019 dovrebbe costare circa 2,1 miliardi, la misura comporterà sulla spesa complessiva un aggravio di poco inferiore all’1 per cento.

Quota 100 e gli 80 euro

Nell’attaccare Quota 100, Renzi ha preso a paragone la spesa per il bonus da 80 euro varato dal suo governo nel 2014 e destinato a rimpolpare le buste paga dei lavoratori dipendenti che guadagnano meno.

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“Venti miliardi a 150mila persone è un’ingiustizia. Gli 80 euro valgono 10 miliardi, la metà, e vanno a 10 milioni di persone”, ha dichiarato il leader di Italia Viva.

Questa affermazione, tuttavia, non è corretta. Non solo perché – come spiegato sopra – Quota 100 costerà meno di 20 miliardi di euro e avrà più di 150mila beneficiari, ma anche perché – molto semplicemente – gli 80 euro costano 10 miliardi di euro ogni anno, mentre i 20 miliardi attribuiti a Quota 100 vanno comunque spalmati nell’arco di tre anni.

Quindi non è vero che il bonus di Renzi costa la metà di Quota 100. È vero semmai il contrario: la spesa per gli 80 euro in tre anni è pari a 30 miliardi, a fronte dei 13-15 della misura di pensionamento anticipato che il leader di Italia Viva ha messo nel mirino.

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