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Il Consiglio dei ministri ha approvato il Def 2019: ecco cosa prevede il testo

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 9 Apr. 2019 alle 20:00 Aggiornato il 9 Apr. 2019 alle 20:31
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Immagine di copertina

Nel pomeriggio di martedì 9 aprile 2019 il Consiglio dei ministri italiano ha dato il via libera al Def 2019.

Quella intorno al Documento di economia e finanza è stata una discussione molto lunga e, nonostante le polemiche relative alla mancata crescita dell’Italia, alla fine il governo giallo-verde è riuscito a trovare la quadra. Approvando poi il testo definitivo, che verrà presentato il 10 aprile al Parlamento.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha dovuto fare da tramite tra le pretese delle due componenti dell’esecutivo: la Lega e il Movimento Cinque Stelle. In mezzo, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, chiamato all’ardua impresa di varare un testo che mettesse d’accordo Matteo Salvini e Luigi Di Maio, senza però scatenare le reazioni della Commissione europea.

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Il testo del Def 2019 dunque è la sintesi tra le pretese dei due leader e la prudenza di Tria. Ma cosa prevede il Def 2019? Vediamolo nel dettaglio.

Def 2019 | Le stime di crescita del Pil

Per quanto riguarda la stima di crescita del Pil italiano nel 2019, il governo ha decisamente ridimensionato le ottimistiche previsioni contenute nell’ultima Legge di Bilancio.

Se allora, infatti, si parlava di una crescita dell’1 per cento nel 2019, adesso il Def recita 0,1 per cento alla casella dell’aumento del Pil per quest’anno.

Secondo le stime dell’esecutivo, poi, nel triennio successivo il prodotto interno lordo dovrebbe tornare a crescere con più decisione: 0,6 per cento nel 2020, 0,7 per cento nel 2021 e 0,9 per cento nel 2022.

Se si considerano invece anche gli effetti delle misure che il governo ha in agenda, allora il Pil, secondo il governo, sale dello 0,2 per cento nel 2019 e dello 0,7 nel 2020.

A questo proposito, ad esempio, il governo stima che l’approvazione del decreto Crescita e del decreto Sblocca-cantieri garantirà uno 0,1 per cento di crescita aggiuntiva del Pil nel 2019.

Il Def 2019 non prevede, come previsto alla vigilia, alcuna manovra correttiva né nuove tasse. Il governo dunque considera rispettati i paletti fissati dalla Commissione europea.

Def 2019 | Il rapporto deficit-Pil e debito-Pil

Torna ad aumentare, inoltre, anche il rapporto deficit-Pil. Se nella Legge di Bilancio la stima era al 2,04 per cento, adesso secondo il governo a fine 2019 si arriverà al 2,5 per cento.

Per quanto concerne, invece, il rapporto debito-Pil, il governo prevede che il valore nel 2019 si attesti al 132,7 per cento. Dall’anno successivo, poi, dovrebbe iniziare a calare: 131,7 per cento nel 2020, 129,8 per cento nel 2022.

Def 2019 | Flat tax

La Flat tax, ovvero la proposta della Lega di introdurre un’aliquota unica, è stata uno dei punti di discussione più ampi all’interno della maggioranza. Alla fine, l’orientamento che è stato sintetizzato nel Def è quello voluto dal ministro Tria: “L’obiettivo del Governo – si legge nel documento – è di ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese e di snellire gli adempimenti relativi al pagamento delle imposte. Il concetto chiave è la Flat tax, ossia la graduale introduzione di aliquote d’imposta fisse, con un sistema di deduzioni e detrazioni che preservi la progressività del prelievo”.

“La prima fase della riforma fiscale – continua ancora il Documento di economia e finanza – è già stata attuata con la Legge di Bilancio 2019, che ha innalzato a 65.000 euro il limite di reddito per il cosiddetto ‘regime dei minimi’ soggetto ad aliquota del 15 per cento. Il sentiero di riforma per i prossimi anni prevede la graduale estensione del regime d’imposta sulle persone fisiche a due aliquote del 15 e 20 per cento, a partire dai redditi più bassi, al contempo riformando le deduzioni e detrazioni”.

“Per incentivare gli investimenti, le imprese potranno beneficiare di una riduzione dell’aliquota IRES applicabile agli utili non distribuiti”. La progressiva introduzione della Flat tax, infatti, nelle previsioni del governo “ridurrà il cuneo fiscale sul lavoro e sarà coperta da una riduzione delle spese fiscali, salvaguardando quelle destinate al sostegno della famiglia e delle persone con disabilità”.

“La Flat tax – ha detto Salvini subito dopo il Cdm – si farà. Nel documento è citata in due passaggi”.

Def 2019 | Le clausole di spesa

Come previsto alla vigilia, il governo ha inoltre previsto di attivare la clausola di spesa introdotta con la Legge di bilancio, che prevede tagli alle spese delle amministrazioni centrali per 2 miliardi di euro. Le clausole erano state concordate con l’Ue proprio come misura utile a bilanciare i peggioramenti di deficit e debito.

Nello specifico, i tagli riguarderanno le spese destinate alle imprese (640 milioni), la mobilità locale (300), la Difesa (160 milioni di taglio agli approvvigionamenti militari), ma anche l’università (70), i diritti sociali e la famiglia (40), la cooperazione (altri 40).

Def 2019 | I rimborsi ai truffati dalle banche

Il documento di economia e finanza prevede anche le norme che stabiliranno i rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche.

Le norme non erano state incluse nel decreto Crescita perché il premier Conte aveva voluto prima incontrare le associazioni dei risparmiatori, con i quali ha concordato entità e modalità dei rimborsi.

Def 2019 | L’aumento dell’Iva

Il Def 2019 non contiene al suo interno indicazioni su come sterilizzare le clausole di salvaguardia (che prevedono un aumento automatico dell’Iva qualora non vengano trovate le coperture per tenere i conti pubblici in ordine) per il prossimo anno.

A gennaio 2020 e 2021, infatti, è previsto un aumento delle aliquote Iva e per questo il governo si è riservato “di definire nel corso dei prossimi mesi, in preparazione della Nota di aggiornamento del Def, misure alternative e un programma di revisione della spesa pubblica”.

Secondo quanto si apprende, però, durante il Cdm il vicepremier Di Maio avrebbe chiesto con insistenza “certezze” su come disinnescare l’aumento dell’Iva. Fonti della maggioranza assicurano però che si troverà una soluzione per evitarlo.

Def 2019 | La disoccupazione

Secondo le previsioni dell’esecutivo, il tasso di disoccupazione salirà dal 10,6 per cento del 2018 all’11 per cento nel 2019 e all’11,2 per cento nel 2020.

La disoccupazione tornerà a scendere dal 2021 (10,9 per cento) per arrivare al 10,7 per cento nel 2022.

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