Il debito pubblico italiano rischia di superare il 145 per cento del Pil nei prossimi 10 anni

Di Laura Melissari
Pubblicato il 8 Feb. 2019 alle 15:45 Aggiornato il 8 Feb. 2019 alle 15:56
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Immagine di copertina

L’Italia è in recessione tecnica. E il suo debito pubblico rischia di superare il 145 per cento del Pil nei prossimi 10 anni.

Ma che cos’è il debito pubblico? E perché rischia di arrivare a questi livelli preoccupanti?

Il debito pubblico in Italia

Il debito pubblico elevato dell’Italia, in costante crescita da almeno 30 anni, è il motivo per cui le agenzie di rating e le istituzioni comunitarie hanno spesso gli occhi puntati sul nostro paese.

Ma vediamo cosa significa.

Il debito pubblico è la somma di denaro complessiva che uno Stato deve ad altri soggetti. I deficit annuali accumulati dallo Stato compongono il suo debito pubblico. Tecnicamente è il valore nominale delle passività di tutte le amministrazioni pubbliche di uno Stato.

Il debito viene solitamente messo in rapporto al Pil per comprendere se lo Stato è in grado di ripagare gli interessi e rimborsare il capitale in scadenza. Il debito pubblico italiano è di circa 2.300 miliardi di euro, ossia circa il 132 per cento del nostro Pil.

La stabilità di un paese si misura prendendo in considerazione non il Pil in senso assoluto, ma il rapporto tra Pil e debito. Se un paese ha un debito alto ma ha anche un Pil elevato, non ci sono timori per l’economia pubblica. Al contrario, se il debito è alto e il Pil non cresce, i timori si affacciano.

Il rapporto tra deficit/Pil è invece il rapporto tra il deficit, ovvero la differenza annuale tra entrate e spesa dello Stato, e la ricchezza prodotta, in percentuale del Pil.

Il deficit (o disavanzo) è la differenza fra entrate fiscali e spese dello Stato, quando queste danno un valore negativo. Si rapporta in base al Pil (totale della ricchezza prodotta in uno stato, in altri termini il suo “fatturato”)per quantificarne la portata in proporzione alla capacità dello stato di creare ricchezza.

Il debito non è altro che la “somma” di tutti i deficit di ogni anno.

La spesa dello stato è la cosiddetta spesa pubblica è l’insieme si tutte le risorse che l’amministrazione statale usa per erogare servizi pubblici ai cittadini, far funzionare la macchina dello stato, ripianare il debito pubblico e pagare gli interessi.

Le entrate dello stato sono invece rappresentate dalle entrate tributarie, dalle entrate extra-tributarie, dall’ammortamento di beni patrimoniali e dai rimborsi dei crediti finanziari. Questo insieme di risorse consente allo Stato di finanziare tutte le proprie attività.

L’Istituto di ricerche macroeconomiche, Capital Economics sostiene che il debito pubblico italiano possa superare la soglia del 145 per cento del Pil, se quest’ultimo non crescerà. Dire che il debito supera il 145 per cento del Pil significa dire che se fosse un’azienda con fatturato 100 il suo debito totale accumulato negli anni sarebbe di 145.

“Per prevenire l’aumento del rapporto debito-Pil l’economia italiana ha bisogno di crescere molto più rapidamente di quanto non ha fatto nell’ultimo decennio ma ci sembra alquanto improbabile che uno scenario del genere si materializzi. Soprattutto in ragione del calo demografico in atto nel Paese della bassa produttività”.

Le previsioni più fosche riguardano il periodo che va dal 2021 al 2029.

“Nel ventennio 1999-2019 l’economia italiana, pur non brillando, è pur sempre cresciuta in media dello 0,4 per cento all’anno. È anche vero che a favore ha giocato il fattore demografico: la popolazione in età da lavoro è cresciuta in questo periodo dello 0,4 per cento. Nei prossimi 10 anni non sarà così dato che ci si aspetta una flessione dello 0,5% all’anno della popolazione in età da lavoro”, scrive il quotidiano economico Il Sole 24 Ore.

La crescita del Pil in Italia

Nel IV trimestre del 2018 la crescita del Pil è scesa dello -0,2 per cento rispetto al trimestre precedente. In arresto quindi la crescita economica: nel 2018 il Pil è cresciuto dell’1 per cento, mentre nel 2017 aveva registrato un +1,6.

Gli ultimi dati Istat parlano di recessione tecnica, che si ha quando, per due trimestri consecutivi, il Pil cala, facendo registrare un dato negativo rispetto al trimestre precedente.

La recessione è quella situazione in cui i livelli dell’attività produttiva non riescono a raggiungere quelli che avrebbero raggiunto se tutti i fattori produttivi a disposizione fossero utilizzati in maniera efficiente.

La recessione o la crescita economica hanno un impatto fondamentale sulla politica economica di un paese.

Il Pil è uno degli indicatori maggiormente utilizzati per quantificare la produttività di un paese e la sua capacità di produrre ricchezza. Non misura quindi la ricchezza in sé, ma è il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti all’interno di un paese, da residenti e non, in un determinato periodo.

La Commissione europea prevede un 2019 nero per l’Italia, contrariamente a quanto promette fiducioso il governo giallo-verde. Con una crescita del Pil stimata dello 0,2 per cento, il nostro paese si posiziona all’ultimo posto della classifica dei paesi Ue.

Gli altri paesi della zona euro staccano l’Italia in modo sostanziale:

La Commissione individua nelle incertezze sulla “posizione politica del governo” una delle cause del rallentamento del Pil italiano.

“Servono riforme strutturali profonde e un’azione decisiva per ridurre il livello di debito pubblico elevato. In altre parole, politiche responsabili che sostengano la stabilità, la fiducia e gli investimenti”, spiega il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis.

I dati sulla crescita dell’ultimo trimestre del 2018 hanno significato l’entrata in recessione tecnica dell’Italia.

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