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Coronavirus, Istat: “Per l’Italia shock economico generalizzato e senza precedenti”

È tale l'intensità della crisi, che l'Istituto di ricerca afferma sia impossibile fare una stima delle possibili conseguenze

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 7 Apr. 2020 alle 12:07 Aggiornato il 7 Apr. 2020 alle 16:51
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Credit: web, libera

“​Lo scenario internazionale è dominato dall’emergenza sanitaria. Le necessarie misure di contenimento del Covid-19 stanno causando uno shock generalizzato, senza precedenti storici, che coinvolge sia l’offerta sia la domanda. La rapida evoluzione della pandemia rende difficile rilevare l’intensità degli effetti sull’economia reale con gli indicatori congiunturali la cui diffusione avviene con un ritardo fisiologico rispetto al mese di riferimento”: lo rileva l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana di marzo.

È tale l’intensità della crisi, che l’Istituto di ricerca afferma sia impossibile fare una stima delle possibili conseguenze.

Le prime indicazioni disponibili sull’impatto economico in Italia, aggiunge l’Istat, provengono dal clima di fiducia di famiglie e imprese, che a marzo ha segnato una forte e diffusa flessione, e dai dati riferiti a febbraio sul commercio estero extra Ue e le vendite al dettaglio.

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Il commercio extra Ue è stato fortemente influenzato dal calo delle esportazioni verso la Cina, mentre le vendite al dettaglio hanno mostrato un deciso aumento trainato dagli acquisti di beni alimentari. L’inflazione si è approssimata allo zero per i ribassi delle quotazioni dei beni energetici collegati al crollo di quelle del petrolio. La crescita dei prezzi al consumo nell’area euro si è confermata più elevata di quella italiana, ma anch’essa in decisa attenuazione.

Intanto però si avanzano alcune indicazioni di massima. L’Istat ipotizza un calo di quasi 10 punti dei consumi nel caso il lockdown dovesse proseguire per altri due mesi. In uno scenario “caratterizzato dall’estensione delle misure restrittive anche ai mesi di maggio e giugno, la riduzione dei consumi sarebbe del 9,9%, con una contrazione complessiva del valore aggiunto pari al 4,5%”.
La limitazione delle attività produttive fino alla fine di aprile determinerebbe invece, su base annua, “una riduzione dei consumi finali pari al 4,1%”, si spiega.

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