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Home » Cultura

Una repubblica mondiale, tra fiaba e utopia

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Mentre nel nostro continente infuria una guerra, immaginare una repubblica mondiale è letteralmente qualcosa che sfiora l’utopia, o al limite che potremmo leggere su un libro di fiabe. Allora forse non è un caso che Michele Gerace, che ha immaginato questa prospettiva, abbia intitolato il proprio libro “Qualcosa che sfiora l’utopia” (Jouvence, 2021), e che ne discuterà con Silvia Andreoli, scrittrice e favolista, il 24 giugno alla decima edizione del Passaggi Festival a Fano.

Il fatto che l’essere umano potrebbe, se volesse, compiere importanti passi per migliorare questa società è la base del libro di Gerace, che è convinto che il rapporto tra la filosofia, la scienza e le arti abbia tutti gli elementi per delineare una società globale migliore, in grado di creare un’ideale repubblica del mondo. Provocazione? Utopia? Gerace pone l’accento sul fatto che le persone, nella loro diversità e nella loro complessità, devono convivere e devono farlo con dei principi fondamentali.

Si tratterebbe forse di una realtà distopica, usando un termine ormai quasi abusato? O forse di una realtà fiabesca? Attenzione perché i due termini, per quanto entrambi possano essere messi nella categoria dell’immaginazione, hanno significati diversi. Nota Silvia Andreoli che il filosofo Roger Caillois aveva messo in ordine già nel 1958 questi termini: l’universo fiabesco è un mondo parallelo al reale, e che per questo non vi entra, non lo sconvolge. Diversamente il fantastico, e con esso la distopia, lo altera. Mettendo in questo modo mano alle paure, instillando dubbi.

Forse sono proprio questi dubbi e queste paure a trovare nella fiaba la loro risposta, e forse è proprio per questo che la repubblica mondiale immaginata da Gerace è qualcosa che si muove sulla sottile soglia tra fiaba e distopia. La fiaba, in fondo, per Antonio Gramsci era terapia della paura, fa sempre notare Andreoli. E forse la paura della direzione che il mondo rischia di prendere è ciò che Gerace ha cercato di curare con una visione idealistica che non si riduce a immaginare la repubblica mondiale ma tocca molti altri argomenti della contemporaneità. Che ha cercato di curare con qualcosa che, come da titolo, sfiora l’utopia.

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