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Catania, il Teatro Bellini sta morendo: le note disperate dell’orchestra

Dopo lo stop ai finanziamenti regionali, l'ente è appeso a un filo

Di Maria Teresa Camarda
Pubblicato il 17 Ott. 2019 alle 21:40 Aggiornato il 17 Ott. 2019 alle 22:04
Immagine di copertina
Il Teatro Bellini di Catania

Il Teatro Bellini di Catania sta morendo: l’appello disperato dei lavoratori

Per le vie del centro storico di Catania questa mattina, 17 ottobre, risuonavano le note dell’Inno d’Italia. Arrivavano direttamente dagli strumenti dell’Orchestra sinfonica del Teatro Vincenzo Bellini che ha suonato in piazza dopo essersi unita a lavoratori, sindacalisti e sostenitori riuniti in piazza per un flash mob. Il Teatro sta morendo. La settimana scorsa è arrivata la sospensione delle attività e la chiusura coatta. Colpito dai tagli e da errori nella gestione, presenti e passati, il Bellini non potrà sopravvivere ancora a lungo. E così l’appello al presidente della Regione Nello Musumeci e al governo regionale e all’Assemblea regionale siciliana è unanime: salvate il teatro. “Una città senza teatro e senza musica è una città senza cultura”, è il coro degli organizzatori dell’iniziativa di protesta di oggi e di tutti i catanesi.

Ma come salvarlo?, è la domanda. La Regione Siciliana ha seri problemi di cassa. L’ultima legge approvata dall’Ars, un collegato alla scorsa Finanziaria, ha avuto il via libera solo dopo che tutte le norme che comportavano aggravi di spesa sono state opportunamente cancellate dalla Commissione Bilancio di Palazzo dei Normanni. Tra l’altro, l’accordo Stato-Regione sui conti e il disavanzo miliardario ha colpito duramente le già instabili finanze della regione, che in dieci anni dovrà procedere al ripianamento del debito con Roma. Quindi, dove trovare i soldi per salvare il teatro di Catania?

“Da Teatro lirico a Fiera equina”: l’ironia del sindacalista

“Per salvare il teatro Vincenzo Bellini sarebbe bastato un semplice cambio di destinazione d’uso. Da Teatro lirico a Ente Fiera equini”, scrive in un sarcastico e amaro post su Facebook Antonio D’Amico, violinista e segretario generale della Fistel Cisl di Catania. Il governo regionale, infatti, dopo avere speso circa tre milioni di euro per la prima edizione della “Fiera mediterranea del cavallo”, ne sta impegnando altri 500 mila euro per trasferire il torneo “Coppa d’Assi” da Palermo a Catania, sempre nella tenuta di Ambelia. Ristrutturata a fondo per l’occasione.

D’Amico è anche l’autore di un singolare annuncio immobiliare. Dopo aver piazzato, grazie all’aiuto della grafica, un cartello “Vendesi” sulla facciata neobarocca del Teatro Bellini. “Vendesi stabile storico semi ristrutturato zona Catania centro. Ottimo per attività commerciali come McDonald’s, Starbucks, Kfc o supermercato. Non adatto per attività culturali (perché di cultura non si mangia). Trattativa riservata, no perditempo. Per info rivolgersi presso: Regione Siciliana”.

Gli appelli per salvare il Teatro Bellini arrivano da più parti. Dalla politica e dal mondo dello spettacolo. Tra i volti noti Leo Gullotta e Tuccio Musumeci. Sono rivolti alle istituzioni locali, ma anche al ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini, fino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

I tagli ai finanziamenti regionali e le proteste della politica

Ma senza l’approvazione del collegato Cultura alla Finanziaria regionale, già a partire dal 2021 il Teatro Bellini di Catania non avrà più fondi a disposizione. Anche perché è stato il più colpito dai tagli dell’ultima legge di bilancio siciliana: nel 2018 all’ente erano stati destinati 13 milioni e 490 mila euro, con l’ultima finanziaria ne sono arrivati 11.646.478, 07 euro. Una riduzione di oltre 1,8 milioni di euro. Per un ente già in difficoltà, praticamente una mannaia.

“L’assenza di una soluzione che garantisca i fondi necessari a tenere in vita un teatro storico, l’azzeramento dei contributi regionali, non può essere accettabile”, è il duro attacco della Uilcom nazionale. “Non può essere accettabile, che nel nostro Paese si spengano le luci di un luogo che rappresenta la cultura e l’identità, un patrimonio del territorio; tanto meno che dei lavoratori rischino di perdere la propria occupazione (ai precari del teatro è già accaduto, nonostante precedenti rassicurazioni) per un ‘intoppo’ istituzionale”.

“Un silenzio assordante, quello del governo Musumeci, sul Teatro Bellini di Catania, in grave difficoltà finanziaria – dicono i parlamentari catanesi del M5S all’Ars, alla Camera e al Senato -. Un silenzio col quale si continua a ignorare l’urlo di dolore di una città e le decine di appelli di musicisti, attori ed esponenti del mondo dello spettacolo. Tutto questo è estremamente preoccupante, perché se il teatro sta vivendo l’ennesima crisi, la responsabilità è tutta in capo al governo regionale”.

“Ci sono numeri e dati che parlano chiaro – è l’accusa di Anthony Barbagallo, parlamentare regionale del PD – nei due anni di governo Musumeci la situazione dei teatri in Sicilia è precipitata, così come in generale si è drasticamente indebolito il sostegno al mondo della Cultura. Basta guardare l’ultimo ‘collegato’ approvato dall’Ars per comprendere il livello di attenzione del governo nei confronti dei teatri: solo due emendamenti presentati in commissione, e dichiarati inammissibili perché privi di copertura finanziaria. Insomma, il nulla”.

Il governo regionale sul Teatro Bellini di Catania: “Bisogna cambiare musica”

Il presidente della Regione Nello Musumeci preferisce non commentare la situazione del Teatro Bellini di Catania, specialmente nel giorno dedicato al rientro della salma dell’assessore regionale per i Beni culturali Sebastiano Tusa, morto lo scorso marzo nell’incidente aereo della Ethiopian Airlines.

A parlare per il governo regionale è l’assessore di Fdi Manlio Messina. “Non si accettano lezioni da coloro che hanno sabotato il lavoro di questo governo regionale mentre operava per ristabilire gli stanziamenti ai teatri. Hanno preferito condurli sull’orlo del baratro”, dice. “Sono gli stessi personaggi politici che negli anni precedenti il governo Musumeci hanno trattato la questione teatri, a Catania come altrove nell’Isola, in modo grossolano e superficiale”, ricorda, parlando del governo a trazione Pd dell’ex presidente Rosario Crocetta.

“Il nostro governo, già lo scorso luglio, aveva trovato le necessarie risorse, ma i provvedimenti si sono arenati durante i lavori d’Aula di agosto per scelta delle opposizioni e non certamente per responsabilità nostra. Con quei provvedimenti, che avrebbero dovuto essere votati dal Parlamento siciliano prima della lunga chiusura estiva, sostanzialmente il governo Musumeci puntava a ripristinare le somme previste per consentire ai teatri di chiudere i bilanci e proseguire la loro normale attività, garantendo stanziamenti più importanti anche rispetto all’anno precedente”, spiega Messina.

“Il governo ha comunque la questione ben chiara e sta mettendo in campo ogni azione utile per confermare l’attuale quadro finanziario e normativo e garantire al teatro Bellini e a tutti gli altri teatri di proseguire nella loro attività. Sia comunque chiaro a tutti – conclude l’assessore – che adesso bisogna cambiare musica e voltare pagina: dobbiamo tutti, sindacati compresi, rendere i teatri più autosufficienti e meno dipendenti dal finanziamento regionale”.