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Il rivoltoso sconosciuto che fermò i carri armati in Piazza Tienanmen, 30 anni dopo non conosciamo ancora il suo nome

Immagine di copertina

Piazza Tienanmen rivoltoso sconosciuto | Chi è | Massacro | 3 – 4 giugno 1989 

È passato alla storia come Tank Man, o il rivoltoso sconosciuto, l’uomo che nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 fermò i carri armati in Piazza Tienanmen. Restituendo al mondo un’immagine, sapientemente scattata da Jeff Widener, fotografo dell’Associated Press, divenuta il simbolo della protesta e della resistenza.

Oggi, 30 anni dopo quel giorno che cambiò per sempre la percezione occidentale del sogno comunista cinese, tutto il mondo si chiede ancora chi è il rivoltoso sconosciuto. Perché quel ragazzo che, con in mano una busta e la sua spalla, si mise davanti ai carri armati del governo cinese non ha un volto, né un nome.

30 anni fa il massacro di Piazza Tienanmen

Di lui si sa solo che, mentre l’Esercito di liberazione popolare uccideva centinaia di studenti e operai che chiedevano maggiori libertà e democrazia, non scappò. Con coraggio inaudito si mise davanti a una schiera di veicoli corazzati, si spostò avanti e indietro per evitare che quelli riuscissero a girargli intorno. E poi addirittura si arrampicò sulla torretta per parlare con chi conduceva il carro armato.

Subito dopo, venne portato via da altri membri dell’esercito. E fu quella l’ultima immagine del rivoltoso sconosciuto, il ragazzo che è entrato nella storia tramite una foto simbolo.

Piazza Tienanmen rivoltoso sconosciuto | Le varie versioni della foto simbolo

In realtà, esiste più di una versione della foto simbolo del massacro di Piazza Tienanmen. Erano diversi infatti i fotografi che, appostati in alcuni alberghi o negli angoli della piazza, realizzarono degli scatti del momento in cui il rivoltoso sconosciuto fermava i carri armati.

Le proteste di Piazza Tienanmen infatti andavano avanti da più di un mese. Operai e studenti erano scesi in piazza già il 15 aprile del 1989, chiedendo al regime comunista cinese maggiori aperture verso riforme democratiche. La risposta di Pechino fu l’introduzione della legge marziale e l’invio dell’esercito.

Piazza Tienanmen, la testimonianza dello scrittore Ma Jian

Così, i fotografi delle agenzie di tutto il mondo ebbero il tempo di organizzare le loro spedizioni in Cina, cercando anche il modo per eludere i controlli della polizia e quindi il sequestro dei rullini. Il risultato fu una serie di foto divenute storiche.

piazza tienanmen rivoltoso sconosciuto
Credits: Jeff Widener, Associated Press

Oltre a quella di Widener, infatti, esiste la versione di Stuart Franklin, della Magnum Photos, scattata da una posizione leggermente più distante e che mostra quindi un numero maggiore di carri armati davanti al rivoltoso sconosciuto.

Nel 1990, poi, il fotografo Charlie Cole del Newsweek si aggiudicò, con un’altra versione della foto, anche il premio World Press Photo.

piazza tienanmen rivoltoso sconosciuto
Credits: Stuart Franklin, Magnum Photos

Piazza Tienanmen rivoltoso sconosciuto | Le ipotesi sull’identità del ragazzo

Chi era dunque il rivoltoso sconosciuto? Come già anticipato, non si sa nulla di certo sulla sua identità. Nel tempo sono state avanzate diverse ipotesi, tra cui quella della rivista Sunday Express, secondo cui il ragazzo era lo studente 19enne Wang Weilin. Ma nessuna di queste voci ha mai trovato conferma.

Allo stesso modo, non si sa neanche che fine abbia fatto il ragazzo. Per alcuni venne giustiziato poco dopo essere stato catturato, per altri invece è ancora vivo ed è residente in Cina. Per altri ancora venne richiuso in un campo di rieducazione.

Lo stesso governo cinese non ha mai dato informazioni al riguardo, anche se un anno dopo l’allora Segretario generale del Partito Comunista Jiang Zemin dichiarò che, secondo quanto ne sapeva lui, il rivoltoso sconosciuto non era stato giustiziato.

Ecco perché lottiamo per riaprire il museo sui tragici giorni di piazza Tienanmen

Il bilancio ufficiale della strage di Piazza Tienanmen non è mai stato accertato: il governo cinese parlo di poco più di 300 morti (e ancora oggi continua a parlare di “disordini politici”, evitando come la peste la definizione di “massacro”), mentre le organizzazioni internazionali parlano di oltre settemila persone coinvolte, tra morti e feriti.

E oggi, 30 anni dopo, il mondo si chiede se fa quei settemila coraggiosi ci sia anche il rivoltoso sconosciuto, che con una giacca e una busta di plastica fermò i carri armati cinesi.

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