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Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è la lezione di vita di Luis Sepulveda

Di Cristina Migliaccio
Pubblicato il 16 Apr. 2020 alle 13:26
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Immagine di copertina

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è la lezione di vita di Luis Sepulveda

“Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro ancora si chiama vento, un altro ancora si chiama sole e arriva sempre come una ricompensa dopo la pioggia.” Era il 1996 e Luis Sepulveda lasciava le prime tracce della sua eredità letteraria pubblicando Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, una meravigliosa storia per l’infanzia che ha fatto breccia nel cuore del mondo intero e ha trovato riscontro anche al cinema (con un film d’animazione). Amicizia, coraggio, rinascita: tantissimi i messaggi che Sepulveda ha impresso tra le pagine di una storia eterna, che sprona a non guardarsi mai indietro, a lottare per raggiungere i propri obiettivi e ad amare incondizionatamente.

“È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo.”

La storia raccontata da Sepulveda è quella di Zorba, un gatto che s’imbatte nella sfortunata gabbiana Kengah, appena scampata alla trappola della “peste nera” (una pozza di petrolio che ha macchiato il mare), ma stremata e pronta a deporre il suo uovo. La gabbiana trova riparo sul balcone di Zorba e, una volta deposto l’uovo, gli chiede di farle tre promesse:

“Prometti che non mangerai l’uovo» stridette aprendo gli occhi. «Prometto che non mi mangerò l’uovo» ripetè Zorba. «Promettimi che ne avrai cura finché non sarà nato il piccolo» stridette sollevando il capo. «Prometto che avrò cura dell’uovo finché non sarà nato il piccolo». «E prometti che gli insegnerai a volare» stridette guardando fisso negli occhi il gatto. Allora Zorba si rese conto che quella sfortunata gabbiana non solo delirava, ma era completamente pazza. «Prometto che gli insegnerò a volare»”.

Nonostante gli sforzi di Zorba e i suoi amici chiamati in soccorso, la gabbiana non ce la fa e lui è costretto ad accudire la piccola gabbianella, che chiamerà Fortunata. Tenendo fede alla promessa fatta alla madre, il gatto insegnerà alla gabbianella come spiccare il volo e, dopo una serie di vicissitudini, la piccola Fortunata sarà in grado di spiccare il suo primo volo dall’alto del campanile di San Michele. La storia raccontata da Sepulveda è una storia d’amicizia, d’integrazione (che non bada dunque alla differenza tra specie, perdipiù antagoniste) e in perfetta armonia tra il dare ed avere: Zorba permette alla gabbianella di scoprire qual è il suo posto superando le proprie paure, mentre il gatto capirà che l’amore non bada a differenze: amore è amore, anche quando non ci si somiglia. Questa storia, che ormai ha soffiato più di 20 candeline, è più attuale che mai e c’insegna che tutti possiamo volare, dobbiamo soltanto imparare a superare i nostri limiti. È importante raggiungere i propri sogni, come la gabbianella, ma anche imparare ad amare senza pregiudizio: non è questo, forse, il concetto di vero amore?

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