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Insegniamo l’empatia nelle scuole italiane (come avviene in Danimarca)

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 11 Giu. 2019 alle 19:29 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 18:55
Immagine di copertina
Credit: Afp

Empatia scuola Danimarca – Pensate se di questi tempi a scuola si insegnasse l’empatia. In Danimarca è materia scolastica dal 1993, un’ora a settimana. Roba da non crederci.  L’ora di empatia (detta Klassen Tid) insegna ai bambini a superare i problemi in modo collettivo e non individuale. Insegna che la felicità non è nulla se paragonata alla gioia collettiva.

Nelle scuole danesi in quell’ora tutti i bambini raccontano le proprie fragilità e ragionano insieme. E, se ci pensate, sarebbe una rivoluzione profumata insegnare fin da piccoli quanto conta che nessuno rimanga indietro, che nessuno rimanga mai solo e soprattutto che in fondo ognuno di noi combatte una battaglia personale che andrebbe sempre rispettata e trattata con cura, gentilezza e l’impegno di essere comunità.

Un’ora di empatia a settimana (che da noi servirebbe anche agli adulti, mica solo ai bambini) potrebbe servire, per esempio, a toglierci dalla testa l’idea che le fragilità altrui sono ostacoli alla nostra felicità e a capire che, invece, nascondono semplicemente talenti strozzati, incapaci di toccare il cielo con un dito perché nati con un nodo alla gola.

E sarebbe utile per la capacità di recuperare una collettività ormai sfaldata, perfino sgangherata, su cui premono l’acceleratore certi imbonitori di popolo. Che instillano la guerra dei penultimi contro gli ultimi pur di avere qualche consenso in una sfida continua dove non ci si può permettere di rallentare il passo e dove chi rimane indietro finisce nel cassonetto dell’umido dell’umanità, come se fosse un pericolo da demonizzare e da allontanare,  attraverso un decreto, per non disturbare gli altri.

Empatia scuola Danimarca –  Mi immaginavo, con un po’ di fantasia, l’ora di empatia proprio qui, da noi, dove l’empatia è stata condannata in quanto atto che non possiamo permetterci perché metterebbe a rischio i nostri figli, qui dove ci invitano ad occuparci di spazi sempre più ristretti, così da diventare abbastanza malleabili e pronti per essere riempiti di odio e spirito di vendetta.

Chissà che paese diventeremmo con l’esame di empatia di fine anno, noi ormai divisi in due grandi fazioni che lottano senza nemmeno ascoltarsi, senza prendersi cura di un’umanità disgregata in cui gli uomini sono diventati isole e la comunità è un arcipelago di persone che si scontrano per caso e si guardano in cagnesco, accomunati solo dal tifo e dalla vendetta verso qualcuno.

Sarebbe bello, un paese dove si insegna l’empatia.

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