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5 scene cult di Boris

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 19 Lug. 2019 alle 17:06 Aggiornato il 20 Lug. 2019 alle 03:24
Immagine di copertina

5 scene memorabili della serie TV Boris, scritta da Mattia Torre

Boris, la storica serie TV sceneggiata da Mattia Torre, l’autore scomparso venerdì 19 luglio all’età di 47 anni, rimarrà nella memoria di moltissimi spettatori appassionati.

La fiction racconta le dinamiche stravaganti del set televisivo di un medical drama, Gli occhi del cuore, in cui quasi tutti i membri della troupe hanno caratteristiche e atteggiamenti cinici o grotteschi.

La serie TV di tre stagioni e 42 episodi, andata in onda per la prima volta nel 2007, ha il merito di aver prodotto dei veri e propri tormentoni, che hanno fatto ridere e divertire milioni di persone: da “Cagna maledetta”, a “apri tutto”, dalle scene umilianti con lo stagista schiavo a quelle con i tre sceneggiatori che scrivono gli episodi senza creatività o impegno.

Le frasi cult della serie TV di Mattia Torre, Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo fanno oggi parte del linguaggio di tutti quelli che hanno sognato guardando le avventure del set televisivo de Gli occhi del cuore.

Qui una selezione di 5 scene e frasi cult della serie TV.

Smarmella tutto

“Smarmella, apri tutto”, era il mantra del direttore della fotografia di Boris, Duccio, svogliato più di ogni altro personaggio del set. Artista cinico e decadente, vecchia gloria della TV, Duccio faceva uso di sostanze stupefacenti e per lavorare improvvisava, “smarmellava”, e se la prendeva con i vari “schiavi” che volevano usare criteri artistici più elaborati.

E il regista stesso di Boris, René Ferretti, lo incitava e gli ordinava di lavorare solo in questo modo, “aprendo tutto”. In fin dei conti, una vera forma d’arte.

Cagna maledetta

“Cagna maledetta” è l’espressione che il regista René Ferretti, interpretato da Francesco Pannofino, usa per rivolgersi alla protagonista femminile de Gli occhi del cuore, Corinna, interpretata da Carolina Crescentini, che non sa recitare.

Basito

Una delle espressioni più ricorrenti nelle sceneggiature de Gli occhi del cuore è quella basita, che i personaggi devono adottare per volere degli autori. Questi infatti non mettono nessun impegno nella stesura delle scene, e dunque gli attori si ritrovano a recitare sempre nello stesso modo: devono essere basiti, o al massimo stupiti, insomma sempre sorpresi da qualcosa, come in ogni fiction spazzatura che si rispetti.

Shakespeare, troppo italiano

Stanis La Rochelle, il protagonista maschile de Gli occhi del cuore, interpretato da Pietro Sermonti, è un attore narcisista che cerca sempre di elevare la sua performance artistica. Per farlo cerca di smarcarsi dal presunto provincialismo italiano, così tanto che, per lui, persino il drammaturgo britannico Shakespeare è “un po’ troppo italiano”.

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A c***o di cane

Un altro mantra dell’intera serie è quella di fare le cose “A c**** di cane”. Del resto la celebre frase è cantata anche da Elio e Le storie tese nella sigla di Boris, Gli occhi del cuore. Così il regista Renè si ritrova a redarguire il “Maestro” arrivato a dare consigli agli altri attori, perché troppo serio e impostato. E così gli dice “Cerchi di mollare un po’, altrimenti gli altri due sembrano due cani. Lei pensi ad altro. La scena, la faccia, se mi permette, a c**** di cane”.

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