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La passione per i gatti, l’amore per la nonna, Montalbano. La vera anima di Andrea Camilleri

In un'intervista rilasciata all'inserto culturale del Corriere della Sera, Andrea Camilleri parlava del suo libro "Esercizi di memoria", delle passioni più intime e degli amori della sua vita

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 18 Lug. 2019 alle 15:52 Aggiornato il 17 Lug. 2020 alle 11:54
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Immagine di copertina
Andrea Camilleri in occasione dell'anteprima della seconda stagione de 'Il giovane Montalbano ANSA/ FABIO FRUSTACI

Andrea Camilleri guardava nei sogni i colori che non poteva vedere nella vita, amava il giardino della sua casa d’infanzia, pieno di conigli e caprette, e Alice nel Paese delle Meraviglie, ma solo nella versione che gli aveva raccontato sua nonna Elvira, quando era bambino. Ha sempre pensato di aver inventato di sana pianta il personaggio di Montalbano, ma un giorno si è accorto di aver preso spunto dalla figura dello zio Carmelo, esiliato al confine per aver difeso le sue idee quando era in polizia.

“Tutti i romanzi hanno dati realistici, di fantasia, di memoria. Qualche volta una delle tre, fra realtà-fantasia-memoria, prende il sopravvento”, aveva raccontato lo scrittore siciliano morto ieri, 17 luglio 2019, all’età di 93 anni, in un’intervista rilasciata all’inserto la Lettura del Corriere della Sera. “Zio Carmelo per affermare la sua verità è stato condannato a cinque anni di confino, sacrificando la carriera in polizia. Un uomo che ha molto a che fare con Montalbano. Allora mi sono detto: non è che, convinto di averla inventata, sto raccontando una storia familiare?”, si chiedeva il papà di Montalbano, che dal 1994 a oggi ha pubblicato oltre 25 romanzi dedicati alle avventure del commissario di Vigata, e più di 100 libri in totale.

Tra questi, “Esercizi di memoria“, un insieme di 23 racconti, scritti in 23 giorni, pubblicato nel 2017, in cui lo scrittore esplorava la sua passione per i gatti e raccontava la vera anima del vernacolo da lui inventato, il Vigatese, che “non è veramente siciliano”. Esercizi di memoria era un libro che “non si poteva scrivere a quaranta o cinquanta o sessant’anni, ma solo a novanta”. Perché “La vita è prima, e poi te la ricordi”. E Camilleri nell’intervista confessava che, avendo l’opportunità di ripercorrere la sua lunga carriera, da regista teatrale a delegato di produzione Rai, da attore ad autore di successo, non avrebbe fatto l’errore di scrivere un poliziesco perché: “Oggi tutti scrivono polizieschi”.

Avrebbe scritto piuttosto la storia di un bambino. “Al momento i bambini sono in una situazione squilibrata. A quattro anni sono capaci di usare il computer. Questo comporta una conoscenza della vita degli adulti superiore a quella che avevo io alla loro età”. La conseguenza è che i bambini giudicano, e sono capaci sin da piccolissimi di capire quello che succede intorno a loro. Camilleri ricordava i momenti con sua nipote, rammaricandosi di non poterla guardare a causa della sua cecità, ma che sentiva crescere lo stesso, quando lei “lo prendeva per mano”. O quelli in cui i due nipoti li si attaccavano alle gambe sotto la scrivania mentre lui era seduto a scrivere i romanzi. E così la moglie gli diceva: “Tu non sei uno scrittore, sei un corrispondente di guerra“.

Lo scrittore originario di Porto Empedocle era profondamente legato alla famiglia, a quella d’origine e a quella che ha creato quando nel 1957 ha sposato Rosetta de Sisto, da cui ha avuto tre figlie, l’unica che “avrebbe potuto vivergli accanto, sopportando il suo carattere difficile”, confessava lo scrittore in un’altra intervista rilasciata al programma Sottovoce nel 1999.

Nella stessa conversazione, rivelava che la sua canzone preferita era “Polvere di stelle”, quella con cui si era innamorato per la prima volta, prima di conoscere sua moglie, quando era ancora un adolescente. La colonna sonora dell’omonimo film di Alberto Sordi l’aveva accompagnato in tutti i momenti più felici della sua vita. Momenti per la maggior parte legati alla condivisione, agli affetti e all’amicizia. “Nel mio paradiso personale io manderei messaggi per chiamare a raccolta amici e amiche”, perché “il paradiso solitario non fa per me“, rivelava Camilleri, confrontando il suo carattere con quello dell’amico Eduardo de Filippo, a cui aveva fatto visita nell’isola di proprietà del drammaturgo di fronte alla città di Positano.

Su quell’isola privata De Filippo si era creato un paradiso solitario, ma di sera guardava i programmi del fratello Peppino in TV. Anche lui, infondo, era profondamente legato alla sua famiglia. Una volta Andrea Camilleri si era ritrovato a scrivere una mail a Bill Clinton, su indicazione di Matteo Renzi, a cui, durante una visita a New York, l’ex presidente degli Stati Uniti aveva chiesto il contatto dello scrittore, perché suo fan appassionato. Da lì nacque uno scambio di messaggi, con Bill Clinton che chiedeva a Camilleri di non perdersi di vista.

Morto Camilleri, il messaggio della famiglia

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