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Deborah, Marianna, Immacolata: storie di donne vittima di femminicidio che nessuno ha salvato

Di Charlotte Matteini
Pubblicato il 15 Lug. 2019 alle 18:17 Aggiornato il 16 Lug. 2019 alle 08:53
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Immagine di copertina
Deborah Ballesio, Marianna Manduca, Immacolata Villani

Vittime di femminicidio: storie di donne vittima di femminicidio che nessuno ha salvato

Vittime di femminicidio: Deborah Ballesio – Deborah Ballesio è morta sabato 13 luglio, uccisa dall’ex marito che aveva denunciato ben 19 volte. Domenico Massari l’ha tormentata e maltrattata per anni, arrivando anche a dare fuoco al locale notturno della ex moglie. Condannato con patteggiamento a poco più di tre anni per stalking e danneggiamenti, Domenico Massari ha scontato due anni di pena in carcere e alla fine del 2018 è tornato libero. Nonostante le denunce, la condanna e il divieto di avvicinamento mai rispettato, Domenico Massari era libero di girare ovunque e ha sfruttato la circostanza per mettere a frutto il suo piano omicida. Si è presentato in una notte di metà luglio nel locale dove la ex moglie stava lavorando e ha aperto il fuoco in mezzo ai clienti. Deborah è morta sul colpo, altri tre clienti sono rimasti feriti. Deborah Ballesio ha fatto di tutto per difendersi, si è rivolta alle forze dell’ordine e alla giustizia per avere protezione, ma non è servito a nulla. Forse solo a procrastinare quel tragico momento che è arrivato ineluttabile.

Vittime di femminicidio: Marianna Manduca – Deborah Ballesio non è l’unica donna a essere stata uccisa dal proprio aguzzino nonostante avesse già denunciato. Di storie simili a quest’ultimo femminicidio le cronache sono purtroppo piene. Come Deborah, anche Marianna Manduca aveva denunciato innumerevoli volte l’ex marito Saverio Nolfo. Nonostante le dodici denunce, nessuno l’ha protetta. Nella sentenza di condanna a 21 anni inflitta a Saverio Nolfo, i giudici di primo grado scrissero che l’omicidio fu commesso anche a causa di una “grave violazione di legge con negligenza inescusabile” in riferimento ai magistrati che non perseguirono quel che poi divenne l’assassino di Marianna.

Il risarcimento da 295mila euro disposto in favore dei figli rimasti orfani viene però bloccato in secondo grado. Non esistendo ancora ai tempi il reato di stalking, la corte d’Appello sostenne che i magistrati non avrebbero potuto applicare la custodia cautelare nei confronti di Nolfo e, dunque, non potevano essere ritenuti responsabili di negligenza. Per la Corte d’Appello di Messina, i giudici non erano da ritenere responsabili perché “a nulla sarebbe valso sequestrargli il coltello con cui l’ha uccisa dato il radicamento del proposito criminoso e la facile reperibilità di un’arma simile” e nemmeno “l’interrogatorio dell’uomo avrebbe impedito l’omicidio della giovane donna” ma tutt’al più lui avrebbe capito “di essere attenzionato dagli inquirenti”. In sostanza, lui avrebbe ucciso lo stesso la ex moglie, quindi non è responsabilità di chi non accolse le denunce.

Vittime di femminicidio: Ester Pasqualoni – Come Deborah e Marianna anche Ester Pasqualoni, uccisa dallo stalker che aveva prontamente denunciato. Il 69enne Enrico Di Luca la tormentava da anni e per questo era stato denunciato per ben due volte dalla dottoressa Pasqualoni. Nonostante ciò, nessuno agì. Ester Pasqualoni morì barbaramente uccisa nel parcheggio dell’ospedale Val Vibrata. Il caso fece molto scalpore, portando il capo della Polizia Franco Gabrielli a commentare: “Purtroppo questi comportamenti hanno una gamma di modalità che può portare anche a situazioni tragiche, ma non è che possiamo incarcerare tutti gli stalker”.

Vittime di femminicidio: Noemi Durini – Noemi Durini è morta a 16 anni, uccisa a sassate dal fidanzato Lucio Marzo. La famiglia aveva denunciato per violenza privata il ragazzo, ma non servì a niente. La procura aprì un fascicolo e un procedimento civile per indagare il contesto familiare del 17enne ma non applicò alcuna misura preventiva. Pochi mesi dopo, Noemi venne ammazzata proprio da quel fidanzato che aveva denunciato.

Vittime di femminicidio: Immacolata Villani – Immacolata Villani è morta a 31 anni, uccisa a colpi di pistola dall’ex marito Pasquale Vitiello davanti alla scuola elementare dove aveva appena accompagnato la figlia di 9 anni. Immacolata voleva separarsi ed era andata via da casa, intenzionata a ricostruirsi una vita lontana da quel marito violento. Anche in questo caso, Immacolata aveva già denunciato per maltrattamenti l’ex marito. Nessuno agì per tempo.

Vittime di femminicidio: Antonietta Gargiulo – Stessa sorte per Antonietta Gargiulo, miracolosamente sopravvissuta alla strage messa in atto dall’ex marito Luigi Capasso, carabiniere di 44 anni. La mattina del 28 febbraio 2018, Capasso si presentò davanti a casa di Antonella e iniziò a sparare. Tre contro di lei e altri contro le due figlie di 8 e 14 anni. Le piccole morirono sul colpo, Antonella si salvò. Anche in questo caso, Antonella aveva presentato un esposto contro l’ex marito sostenendo di sentirsi in pericolo, avvisando anche i superiori della caserma in cui l’uomo era in servizio.

Vittime di femminicidio: Sabrina Blotti – Sabrina Blotti è stata uccisa da Gaetano Delle Foglie, l’uomo di cui si era innamorata follemente, arrivando a lasciare il marito. Dopo una breve relazione, Sabrina aveva iniziato ad avere paura. Delle Foglie era ossessionato da lei, le seguiva ovunque, la pedinava e la tormentava continuamente. Impaurita, aveva cercato di lasciarlo, denunciandolo per stalking. A nulla servì quella denuncia, Sabrina è stata uccisa a colpi di pistola.

Vittime di femminicidio: Marisa Sartori – Come Deborah, Marianna, Ester, Noemi, Immacolata, Antonietta e Sabrina anche Marisa Sartori è morta per mano dell’ex marito che aveva lasciato e denunciato dopo innumerevoli minacce. Aveva 25 anni, Marisa. È  stata uccisa con una coltellata al cuore dall’ex marito Arjoun Ezzedine, sotto gli occhi attoniti della sorella Deborha, rimasta gravemente ferita.

Il 44,6 per cento delle donne vittime di femminicidio aveva già denunciato il proprio aguzzino, senza esito. Un dato che fa rabbrividire e che forse suggerisce l’esistenza di evidenti falle nella legislazione contro la violenza di genere.

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