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L’odissea del vicesindaco di Azzano ricoverato a New York per Covid: “Conto di 100mila dollari per 17 giorni”

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 16 Ott. 2020 alle 12:07
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Immagine di copertina
Francesco Persico, vicesindaco di Azzano

Coronavirus, negli Usa “Conto di 100mila dollari per 17 giorni” in ospedale

È una vera e propria odissea quella che ha vissuto Francesco Persico, 33 anni, elettricista della Automazione 2001 e vicesindaco di centrodestra ad Azzano San Paolo. Ha contratto il Covid a New York dove si trovava per lavoro. Colpito da una febbre oltre i 40 gradi C., Persico è stato portato d’urgenza in ambulanza all’ospedale Mount Sinai West. E lì si è trovato faccia a faccia con il sistema sanitario statunitense. Appena è stato sistemato in una camera isolato da tutti è arrivata la domanda dal personale medico: “Con che cosa paga?“.

Il conto? “100mila dollari di ospedale più 2500 per aver percorso 800 metri in ambulanza”. “Per fortuna, e ringrazio la mia azienda, ero assicurato ma in quel momento il timore era forte anche a casa, con il costo di 8mila dollari al giorno in terapia intensiva. Una clausola diceva che l’assicurazione non avrebbe pagato se l’Oms avesse dichiarato la pandemia globale. La mia fortuna è essere stato ricoverato prima”. La storia di Persico la racconta il Corriere della Sera. Ricoverato il 9 marzo negli Usa, il vicesindaco di Azzano ha lasciato l’ospedale il 25 marzo. In Italia è rientrato il 4 aprile, con un volo Alitalia per il rimpatrio dei connazionali. Ma l’odissea non era ancora finita. “Sono riuscito a farmi fare il primo tampone il 15 aprile a Seriate, il secondo il 22 ad Albino”.

Persico ricorda quei giorni vissuti a marzo, dal ricovero a New York. “Non erano preparati: ho aspettato mezz’ora sull’ambulanza, il personale ha allestito uno spazio lì per lì, mi hanno trasferito nel reparto di malattie infettive. Da me entravano protetti ma poi, li vedevo dal vetro, si cambiavano in corridoio. Mi hanno trasferito in terapia intensiva, con la maschera facciale dell’ossigeno”. Fino alla famiglia: “Mia moglie si era trasferita dai genitori, ho rivisto la bimba due mesi dopo. Il fastidio più grande è chi prende questo virus alla leggera, i negazionisti. Non ci sono passati, per forza. Ad Azzano in tre mesi abbiamo avuto cento morti”.

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