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Taranto, il Primo Maggio dei cittadini che lottano per vivere: “Non siamo il sud di nessun nord”

Immagine di copertina
Calibro 35 sul palco del Primo Maggio di Taranto. Credits: Marta Vigneri

Luna ha 21 anni e viene da Trani, in Puglia. È una fanatica di musica e concerti, e ogni anno, il primo maggio, non perde occasione di cantare sotto uno dei palchi organizzati per celebrare la Festa dei lavoratori. Quest’anno ha scelto quello di Taranto. “Qui la festa è più sentita che a Roma, mi piaceva anche di più la line up, più coerente con i miei gusti musicali. Roma é un bello spettacolo ma qui c’è più atmosfera. Forse gli interventi tra un artista e l’altro sono un po’ lunghi, ma mi hanno detto cose che non sapevo”, racconta con il volto illuminato dalle luci incandescenti del palco mentre assiste all’esibizione di Giovanni Caccamo, cantautore siciliano scoperto da Franco Battiato.

Insieme a lui molti altri musicisti, da Margherita Vicario a Cosmo, da Gianni Morandi a Ditonellapiaga, passando per Gaia, 99 posse, il gruppo di suonatori e menestrelli della Bassa Murgia “Terraròss”, Eugenio in Via di Gioia, Erica Mou, la giovane band Melancholia, N.A.I.P., hanno deciso di partecipare al “Primo Maggio Libero e pensante” di Taranto, che dal 2013 denuncia il dramma di una città martoriata dalle polveri sottili prodotte dell’ex Ilva, dove da quando esiste l’acciaieria il lavoro non è un diritto ma una scelta mortale. “Dal 1965 cambiano gli attori ma restano i tumori”, recita lo striscione sotto il palco. “Ilva is a killer“, dice lo slogan esibito dai giovani in piazza e dal rapper Izi che canta con i Calibro 35 e sventola la bandiera come un avvertimento. “Taranto”: urla dal palco. “Libera!” risponde la piazza.

La richiesta dei cittadini è quella di respirare aria pulita, avere garantito il diritto alla salute, godere di un sistema sanitario che funzioni, chiudere l’ex Ilva. “Il nostro compito è chiedere alla politica di chiudere quella fabbrica e tutte le fabbriche inquinanti, non è giusto che un bambino debba essere penalizzato solo perché vive a Taranto”, afferma Simona Fersini, presidente del “Comitato cittadini liberi e pensanti” che organizza l’evento insieme ai direttori artistici Roy Paci, Michele Riondino e Diodato. A spiegare l’impatto che le polveri sottili possono avere sulla salute delle persone il professore di Medicina del Lavoro Roberto Lucchini, autore insieme ad altri italiani di uno studio pubblicato un anno fa su Scientific Reports della rivista Nature, che dimostra la connessione tra aree svantaggiate e problemi neurocomportamentali negli adolescenti. “I bambini che crescono in prossimità di un grosso centro industriale inquinante hanno più possibilità di soffrire di vari disturbi, che vanno dalla soglia dell’attenzione fino all’obesità e all’autismo”, dice Valentina Petrini mentre lo intervista sul palco.

Una disparità sociale che destina le famiglie più povere, che non possono permettersi di vivere lontano dall’inquinamento o emigrare, a una vita “dimezzata”, come quella dei lavoratori dell’acciaieria spediti nella “Laf”, il reparto punitivo in cui si veniva condannati all’inattività per scelta dei dirigenti, ribattezzato “reparto confino” o la “palazzina lager” dalla stampa locale. “Stiamo qui con la sedia nel nulla ad aspettare come in una gigantesca Laf e non abbiamo quasi mai nemmeno lo stipendio, per forza a un certo punto tanti se ne vanno”, raccontano i ragazzi di “A sud”, locale che sorge non lontano dal Parco archeologico delle mura greche in cui ha luogo il concerto. Da quando lo hanno aperto “per la prima volta è diventato facile lavorare”. Ma a Taranto è un’eccezione.

“Siamo bravi come quelli che vanno via e hanno successo ma se troviamo un lavoro è precario, sottopagato o sotto ricatto, come una macchina con 5 marce ma un cambio che non va oltre la terza. Ma come fa una città a migliorare se anno dopo anno la metà dei talenti le viene strappato?”, si chiedono in uno degli interventi più toccanti della giornata. Le lamentele però decidono di lasciarle “a Briatore e Alessandro Borghese che non trovano mano d’opera”, perché il primo Maggio è anche una festa di speranza. “Sogniamo che i cantautori di Milano un giorno cerchino fortuna a sud, sul palco di Taranto. Come in parte è già avvenuto. Ma speriamo di diventare un giorno il sud di nessun nord”, proseguono ricordando un brano dei Rolling Stones: “Non sempre puoi ottenere quello che vuoi ma se ci provi puoi ottenere quello di cui hai bisogno“.

Gli attivisti che con Taranto condividono sogni e frustrazioni accompagnano la lotta dei giovani sul palco. Ci sono i Fridays for Future, che si battono per eliminare le fonti fossili, e i cittadini che vogliono la chiusura della fabbrica di armi tedesca “Rwm” in Sardegna. C’è la portavoce della Ong Mediterranean Rescue Migrants Cecilia Strada e Luisa Impastato, nipote del giornalista ucciso 44 anni fa dalla mafia e fondatrice della “Casa della memoria di Cinisi Peppino e Felicia Impastato”. C’è il sindacalista Aboubakar Soumahoro, che lancia il suo appello per il salario minimo e chiede di osservare un minuto di silenzio per le persone cadute sul lavoro “1.410 dal 2021 ad oggi“. “Una repubblica fondata sul lavoro con questi morti è una repubblica che non gode di buona salute, è una democrazia malata”, urla. E a Tpi dice: “Siamo tutti sindacalisti nell’anima, perché fare sindacato significa stare dalla parte delle persone che esprimono un bisogno. Per me anche cantare è fare sindacato”.

La pensa nello stesso modo Giovanni Truppi, che prende parte all’evento per il terzo anno. “Uno può scrivere canzoni d’amore e cantandole testimoniare la propria vicinanza a questi temi, non per forza bisogna parlarne nei singoli brani. In certe occasioni basta partecipare”, osserva nel backstage del concerto. Ma il senso della giornata è forse racchiuso nell’esibizione di Gianni Morandi, che sorprende il pubblico nello show serale e interpreta insieme a Diodato il brano scritto con Lucio Dalla, “Vita”. “Vita in te ci credo“, cantano i due artisti incantando la piazza in uno spettacolo che sembra un viaggio di 50 anni nella musica italiana. Le donne e gli uomini che chiedono il rispetto dei propri diritti, dell’ambiente e della Costituzione, nella città pugliese come nel resto d’Italia, nonostante le difficoltà e le porte chiuse, le morti e le ingiustizie, credono fortemente nella vita, e la difendono con la stessa intensità della musica che risuona a pochi chilometri da un’acciaieria mortale.

 

 

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