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Home » Politica

Cecilia Strada a TPI: “La pace proibita alimentata dal dibattito avvelenato in Italia”

Immagine di copertina
Credits: ANSA

“Non sono né una serva della Nato né filo Putin, bisogna parlare di pace perché la guerra è un sistema che alimenta se stesso, che si prepara: gli arsenali prima si riempiono, poi vanno svuotati. Come? Facendo delle guerre. Ma è un sistema che va smantellato”. Cecilia Strada, portavoce della Ong Mediterranean Rescue People, parla nel backstage del concerto del Primo Maggio di Taranto, organizzato dal Comitato “Cittadini liberi e pensanti” con la direzione artistica di Michele Riondino, Diodato e Roy Paci per il nono anno.

La figlia del fondatore di Emergency prova a pensare a quello che avrebbe detto suo padre sulla guerra esplosa in Ucraina oltre due mesi fa con l’invasione russa. “Non sono un medium, ma mio padre avrebbe detto che il sistema della guerra va abolito. Avrebbe citato Einstein e avrebbe detto: ‘Signori, non c’è modo di umanizzarla, si può soltanto abolire e andrebbe fatto prima che sia la guerra ad abolire noi'”. Eppure quando prova a parlare di pace viene puntualmente accusata di essere filo-putiniana, nel vortice di polemiche social che non risparmia nessuno.

Cosa ti preoccupa del conflitto in corso?

La situazione della popolazione civile, la possibilità di una escalation, perché siamo seduti su armi nucleari che possono distruggere la specie umana schiacciando tre bottoni. Qui da noi in Italia mi preoccupa la violenza anche tra democratici, che parlano di pace e di come aiutare la popolazione ucraina ma si scannano tra di loro. Non possiamo scannarci nel cercare soluzioni di pace, perché altrimenti stiamo solo alimentando la guerra. Io becco tanti insulti a cui cerco di rispondere in modo educato, è uno degli effetti di un dibattito avvelenato. Invece vorrei che mettessimo sul tavolo delle opzioni e che ragionassimo in modo un po’ più calmo. I commenti social sono di una violenza ingiustificata. Noi non siamo sotto le bombe, il nostro dovere è quello di mantenere i nervi il più saldo possibile e cercare tutte le soluzioni. Se il dibattito riguarda la quantità di armi che inviamo all’Ucraina e chiunque ha opinioni diverse è servo della Nato, non credo che stiamo facendo un grande favore all’Ucraina né a nessuno.

Cosa accomuna le lotte degli attivisti che si battono contro l’inquinamento prodotto dall’Ilva con quelle portate avanti da tuo padre nel corso della sua attività?

I diritti umani, perché uno non va senza l’altro. Non si può pensare di tenersi uno rinunciando all’altro. Nel diritto alla salute deve essere contenuta la possibilità di lavorare, nel diritto al lavoro deve essere contenuta la possibilità di salvaguardare la propria salute. In tutti i diritti deve vigere un principio di non discriminazione, perché o sono di tutti o sono privilegi, e questo vale anche per i diritti civili. I diritti vanno a braccetto, ed è come se fossero su un piano inclinato. Quando ne togli uno, quando inizi a togliere a qualcuno un diritto, attenzione, perché saranno sempre di più quelli a cui lo neghi, e poi di colpo nessuno di noi è più al sicuro. Per questo proteggere i diritti di tutti non è soltanto un gesto di carità, è un atto di giustizia e di furbizia. Perché nel momento in cui accettiamo che ci sia qualcuno a cui quei diritti vengono negati, dopodomani toccherà a noi.

A cosa pensi soffermandoti sulle parole “liberi e pensanti”, slogan del concerto del Primo Maggio di Taranto?

Se penso a libertà penso alla nostra Costituzione e a tutte le volte che viene citata. Il diritto a una esistenza libera e dignitosa, quella che va garantita attraverso il salario. La nostra costituzione è veramente rivoluzionaria, non è vecchia, è nuova, perché ha disegnato un Paese che ancora non c’era, per quello che doveva diventare, e sancito il diritto a un’esistenza libera e dignitosa. ‘Pensante’ mi fa venire in mente una poesia di Brecht, in cui scrive che il punto debole di tutte le guerre è un uomo che pensa. ‘Generale l’uomo fa di tutto, può volare, può uccidere, ma ha un difetto: può pensare’. Quando l’uomo pensa sogna e mette in discussione l’esistente e costruisce un mondo nuovo, per questo il pensiero fa tanto paura ai governi che vogliono mantenere lo status quo esistente.

Cosa ricorderai e porterai con te della manifestazione? 

Tutti giovani che sono sotto il palco e che sono il futuro. Il mondo non è mio, è dei nipoti e dei ragazzi che sono davanti al palco oggi. Ed è per questo che dobbiamo rispettare la terra, perché non è nostra, ed è per questo che l’Ilva avrebbe dovuto rispettarla perché non è sua, è dei figli e dei nipoti di chi in questo momento sta aldilà del palco.

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